Eutanasia: fin dove arriva il concetto di vita?

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09/06/2011

Un altro caso di malasanità, gravissimo e da denunciare pesantemente, balza agli onori della cronaca e riesplode il dibattito sull’eutanasia. Può un individuo, nel pieno esercizio del proprio diritto, decidere cosa fare della propria vita e comprendere che  lo stato vegetativo nel quale è costretto non può più, a suo parere, definirsi tale, perché profondamente lesivo della dignità umana? E’ una questione controversa. La vita, si sa, è un valore supremo, un dono meraviglioso che non può essere rinnegato. Ma se il paradiso in terra divenisse inferno? Se la sofferenza fosse così grande da non riuscire a desiderare altro che una dolce morte?

A Catania, un architetto di 43 anni è finito in coma dopo una semplice operazione di estrazione dentaria. Più precisamente, l’intervento consisteva nel rimuovere dei punti di sutura, dati precedentemente, per risolvere dei problemi di sinusite al paziente. I medici non si sono però accertati, prima dell’operazione, di un’eventuale intolleranza all’anestetico da parte dell’uomo. L’intervento sembrava riuscito, ma l’uomo, invece di tornare a casa ed abbracciare le sue due figlie, si è risvegliato solo per quindici minuti e poi è caduto in coma. Raccontare una vicenda così triste di malasanità fa davvero male al cuore e alla mente. E’ inconcepibile, lo pensiamo tutti e, nonostante ciò, fatti così terribili di incompetenza medica accadono pressoché ogni giorno, ma questa, purtroppo, è un’altra storia ancora rispetto al tema della nostra inchiesta.


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La moglie, Irene Sampognaro, sostiene da un anno le spese per le cure al marito in un centro specializzato, ma ritiene che non si sia fatto tutto il dovuto per adempiere come si deve all’iter sanitario standard in questi casi gravissimi di coma. Irene ha lanciato un disperato grido: Se mio marito non riceverà le adeguate cure, lo porterò in Svizzera e praticherò l’eutanasia!. Parole forti, parole di disperazione e parole di una moglie che non ha ricevuto ancora giustizia, perché chi ha rovinato la vita di suo marito ricopre ancora il proprio posto di lavoro e potrebbe mettere in pericolo altre vite!

Secondo la signora Sampognaro, quindi, il coma non è vita. Ma è proprio così? Chi crede, sa perfettamente di casi di coma irreversibile tornati “alla vita” miracolosamente e senza un’apparente spiegazione. Ci sono casi di pazienti che hanno rivelato di sentire ciò che i parenti dicevano loro durante la degenza in coma o di provare alcune sensazioni. Per un cristiano, decidere di porre fine alla vita di un’altra persona è un gesto che nega il profondo potere della Misericordia Divina. Dio, infatti, può arrivare laddove i medici non possono o dove la medicina non è ancora giunta. Chi non crede, leggendo queste parole, penserà che siano cose di poco conto ed allora voglio raccontarvi la storia di un uomo che dal coma è uscito inspiegabilmente!

Vi racconterò il caso del britannico Graham Miles. La sua vita scorreva tranquilla. Amava, però, fumare e il suo lavoro era molto stressante, ma non sappiamo se fu direttamente a causa di questi due fattori che, una sera, venne colpito da un ictus cerebrale che gli paralizzò l’intero corpo. Egli fu affetto dalla sindrome Locked-in che provoca un’immobilità totale e solitamente irreversibile di ogni muscolo del corpo. Egli era già stato dato per spacciato, quando un giorno, miracolosamente, si è risvegliato ed adesso sta benissimo, tanto addirittura da correre in macchina!

La vita va difesa sempre e comunque? O ci sono casi in cui anche la legge può stabilire che si tratti di una vita non degna di essere vissuta? Ma non degna per chi? Per i familiari che soffrono o per la persona che magari in quel momento non può comunicarci le sue reali sensazioni! Se ci fosse qualcosa che non ci è dato comprendere al di là dell’inequivocabile confine morte-vita? Perché impedire alla Provvidenza Divina di fare il suo corso? Forse è l’egoismo personale, la voglia di non soffrire più vedendo un nostro caro in condizioni ritenute senza speranza. Ma non è molto più meraviglioso credere nella potenza dell’infinito?


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