Quando il lavoro a maglia diventa arte, lo Yarn Bombing

Può il lavoro a maglia diventare arte? Pare proprio di si, e ha persino un nome: Yarn Bombing. Il termine, infatti, combina il classico filo di lana usato per i lavori a maglia (yarn) e le creazioni realizzate dai cosiddetti writers con le bombolette spray sui muri.

Questa particolare corrente artistica è nata in Texas, precisamente a Houston, nel 2005 per opera di un gruppo di donne appassionate uncinettatrici. Tutto è cominciato con l’idea di decorare la maniglia della porta d’ingresso del negozio di una di loro, e da quel momento non si sono più fermate.

In gran segreto, nel cuore della notte, hanno iniziato a ricoprire semafori, statue, antenne delle macchine, alberi, firmando i loro lavori con tanto di cartellino, proprio come una qualunque banda di graffitari, sfoggiando nomi a metà strada tra il gergo del mondo rap, e termini tecnici magliari, come ad esempio PolyCottn o Akrylic.

da allora, lo Yarn Bombing, anche conosciuto con il nome di Urban Knitting, si è diffuso in tutto il mondo, invadendo non solo le strade delle città, e persino quelle della lontanissima Svezia, dove l’artista Pinneguri appunta cuori lavorati ai ferri sugli alberi di Stoccolma, ma anche le gallerie d’arte.  La leader della Knitta Crew, Magda Sayeg è impegnata in installazioni ed esposizioni in tutti gli angoli del pianeta.

Recentemente, si è svolto anche all’Aquila un interessante progetto di Urban Knitting dal titolo Mettiamoci Una Pezza, per sensibilizzare l’opinione pubblica verso i danni causati del terremoto del 6 aprile 2009. I portici della città, infatti, fulcro sociale del centro storico, sono tornati ad animarsi.

Yarn Bombing