Maschietto o femminuccia? E che importa…

Dimenticate la trepidante attesa dell’ecografia nella quale la madre viene a scoprire il sesso del nascituro. Dimenticate parenti ed amici che vi tormentano di domande per sapere se regalarvi una tutina blu oppure rosa il giorno del lieto eventi e scordatevi camerette a tema in base al sesso del nascituro. Vi starete chiedendo cosa significhi tutto questo? Ebbene, stiamo per farvi conoscere una coppia canadese, formata da Kathy Witterick e David Stocker, che ha deciso di educare i propri figli in una maniera anticonvenzionale.

Come? Beh, non divulgando né tenendo conto del sesso effettivo del bebè. Eh sì, pare infatti che neanche i parenti più prossimi siano a conoscenza del genere del piccolo. Nessuno sa e forse, sapendo le idee sicuramente progressiste dei due genitori, neanche si azzarda a chiedere.

La coppia ha deciso di far crescere i figli nella totale libertà decisionale, anche riguardo al genere. Se si sentiranno maggiormente a loro agio nei panni femminili, seppur maschi, saranno liberi di indossarli. Se vorranno fidanzarsi con una donna, pur essendo femmine, non verranno certo discriminate proprio dai progenitori. Insomma, alla coppia non interessa minimamente il genere reale del piccolo.

Tant’è che gli altri due figli dei coniugi americani, Jazz e Kio, due maschietti, hanno ricevuto la medesima educazione del nuovo arrivato. Hanno mostrato gusti femminili: preferendo il viola e desiderando tenere i capelli lunghi. Accadrà anche con Storm? Non lo sappiamo, ma siamo certi che i genitori non metteranno certo dei paletti allo sviluppo individuale del bebè.

Siamo consapevoli che la notizia può destare qualche perplessità e far discutere, specialmente in Italia, nella quale è ancora difficile l’accettazione del diverso. I genitori, poi, tendono ad essere apprensivi, a considerare spesso i figli una loro proprietà, propendendo nel soffocare le loro aspirazioni o facendoli divenire un loro riflesso, un’incarnazione dei loro desideri frustrati. Un’immagine deprimente della genitorialità non sana. Forse il caso proposto può collocarsi sul versante estremo opposto, ma è di certo un modo per scardinare delle convenzioni ormai radicate, dei pregiudizi difficili da lavar via. Può essere un modo per non mettere al centro dello sviluppo del bambino la sua sessualità, ma considerarlo un individuo pieno di risorse e di capacità, proprio a prescindere da questo. Voi cosa ne pensate?

Bebe