Risata Divina? Sì per i buddisti Zen, no per i presbiteriani!

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29/11/2011

E’ un modo di dire abbastanza comune quello che accosta il riso al benessere dell’anima. Ridere fa campare cent’anni, ci fa sentire giovani ed aiuta a rilasciare delle sostanze che lottano contro depressione e cattivo umore. La risata, culturalmente, è, quindi, il sintomo di una gioia profonda e di un ottimismo sano? Tutte le culture convengono sul fatto che un bel sorriso sia gradito a Dio?Incredibilmente, non tutte le religioni fanno della gioia e del ridere con gioia lo stendardo di una professione sana di fede. Qualche esempio? I presbiteriani sono considerati, in qualche modo, dei fondamentalisti cristiani. Il loro credo coniuga il cristianesimo con elementi ancestrali, come la superstizione e la pratica di riti magici. A loro parere, il riso toglie al fedele quel rigore che è gradito a Dio e che riporta l’uomo ad un dimensione precristiana; dunque pagana, un’epoca nella quale era il demonio a prevalere! Ridere, dunque, allieta il demonio e non Dio? Per i presbiteriani, in un certo senso, è proprio così. Diametralmente opposta è la visione del buddismo Zen, secondo il quale la risata favorisce nel credente il dubbio. Ed il dubbio è l’unico modo per raggiungere la verità interiore. Ridere di sé stessi e del Budda è l’unico modo per raggiungere quella pace interiore che è l’obiettivo primo della religione buddista. Dunque, ogni cultura dà una diversa valutazione di una sana e bella risata! Noi crediamo che la gioia sia connessa all’amore e che certamente non sia uno stratagemma del demonio per allontanarci da quei valori fondanti del vivere civile e solidale!


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