Religione E Salute: e se prevenisse l’infarto?

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10/01/2012

Quanti bambini, trascinati in chiesa dai genitori, iniziano a fare storie ed a lamentarsi. Cosa ripetono, in maniera estenuante? Che si annoiano e temono di addormentarsi, non è vero? La funzione religiosa, con i suoi tempi rallentati e con la soavità del canto, è un toccasana per la salute. Pregare fa bene al cuore e non solo in senso spirituale. Il nostro cuore sta meglio partecipando attivamente alle cerimonie religiose! E questo è l’esito di uno studio scientifico norvegese, ad ampissimo spettro che, pensate, ha interpellato un numero cospicuo di fedeli, dal lontano 1984 sino ai giorni nostri! Il risultato?


Chi frequenta la chiesa e non saltuariamente, ma con continuità, a parità di età e di rischi cardiovascolari, possiede dei parametri vitali più incoraggianti, a partire dalla salute del cuore, l’organo più importante dell’organismo!

Chi frequenta la Chiesa; chi va a messa ogni domenica; chi prega e canta con lietezza di cuore e partecipazione, ogni settimana, mantiene la propria pressione sanguigna al di sotto dei livelli di guardia, salvaguardandosi da infarti ed ictus.

Ma l’abbassamento della pressione sanguigna è un fenomeno dovuto alla rilassatezza che la funzione religiosa regala all’animo del fedele oppure un beneficio di lunga durata, “donato” allo stesso? Se fosse così, i più scettici dovrebbero ammettere che forse è persino scientificamente attestabile che credere dona dei benefici all’anima, alla salute ed è il crocevia verso la felicità! Che ne pensate?

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