Come affrontare la morte di una persona cara?

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12/01/2013

Il tema di questo articolo è quantomai delicato perché ognuno di noi vive la morte internamente e soggettivamente. Il dolore è personale, intimo e non quantificabile. Ciò che è certo è che la morte di una persona cara è uno strappo irricucibile, una ferita lancinante al cuore che non è possibile curare, che solo il tempo, faticosamente può lenire, ma forse mai risarcire. Le credenze religiose, da tempi immemori, hanno aiutato gli uomini a sopportare e faticosamente accettare lo spettro della morte, come parte fondante del cerchio della vita. Ma mai nessuno è riuscito nel suo cuore a scacciare il timore per la fine della vita, spesso dolorosa, spesso inaccettabile, spesso improvvisa e dunque incomprensibile.

La religione cristiana crede nella Resurrezione dei morti che, assieme a Cristo, risorgeranno alla fine dei tempi. Il concetto secondo il quale la morte non è la fine, che il corpo torna polvere ma l’anima sopravvive, per ricongiungersi al corpo alla fine dei tempi aiuta i credenti a superare quello strappo che inizialmente sembra irrimediabile. Il concetto di una vita ultraterrena dà una speranza a coloro che sopravvivono, una speranza che i bambini morti prematuramente possano godere delle gioie del Paradiso e che chi ha vissuto una vita nel male possa essere punito tra i fuochi infernali. In questo modo, la vita ultraterrena farebbe da contraltare a quella esclusivamente terrena, facendo regnare una giustizia celeste che ponga i giusti alla destra del Signore.


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Il buddhismo, invece, crede nella reincarnazione, con una legge del compenso. Chi ha vissuto degnamente si reincarnerà in specie nobili, mentre chi ha vissuto una vita compiendo atti spregevoli si reincarnerà in specie mediocri. Tuttavia, per il buddhismo anche il mondo celeste, seppur esistente, non è imperituro. L’unica fonte di felicità eterna è il raggiungimento del Nirvana, la felicità suprema.

Personalmente, avendo già, nella mia giovane vita affrontato la morte di alcune persone care so bene come il mondo sembra terminare nell’attimo stesso in cui l’agonia e poi la morte, col suo silenzio, irrompono nella nostra vita. Tuttavia, la terribile agonia che precede la morte, in taluni casi, può renderla più accettabile. Vedere i propri cari soffrire ingiustamente è un dolore davvero senza specie, senza ragione. La morte può essere vista come la fine delle sofferenze terrene, una sorte di pace che chiuda gli occhi sofferenti di chi amiamo e sta terribilmente soffrendo. Ma tutte queste sono solo parole… Nessuna parola, in quei momenti, può lenire un dolore così impellente, profondo e devastante. Forse nemmeno il tempo può farlo. Personalmente mi consolo pensando che, adesso, mio nonno sia il mio angelo custode, che sia sempre accanto a me e mi renda più forte. Spesso gli rivolgo dei pensieri e prego per lui prima di addormentarmi. Perché forse chi ci ama davvero non ci lascia mai, non può…

angelomorte


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