Sicurezza Informatica: il sistema dei pagamenti in pericolo?

Non vogliamo allarmarvi, ma pare che il sistema su cui si basa la crittografia dei pagamenti online sia assai meno inviolabile di quanto pensato fino ad oggi. Lo hanno messo in luce alcuni ricercatori europei ed americani che hanno voluto testare la sicurezza di alcuni sistemi che governano (ad esempio) lo shopping online, l’home banking ed anche diverse caselle di posta. Ebbene, non tutte le chiavi pubbliche generate in automatico per dare la massima sicurezza alle transazioni sono risultate sicure. Circa 27mila su 7.1 milioni e potete star certi che non è poco. E’ comunque qualcosa che è lontano dalla grande maggioranza degli utenti, ma comunque un problema che va immediatamente affrontato.

Attualmente i sistemi di crittografia prevedono la generazione casuale di due numeri primi più un terzo numero. Qualcosa che nessuna formula matematica potrà mai calcolare. Ma questi algoritmi forse non sono del tutto affidabili; in certi momenti, in sostanza, pare non vi sia sufficiente casualità nella generazione degli stessi. Il guaio è che non è affatto facile scoprire cosa effettivamente non va.

Bisognerà quindi intervenire più che rapidamente. Ormai la maggior parte del denaro viaggia con questo tipo di transazioni ed ora sembra che i male intenzionati non ci dovranno mettere poi tanto per scoprire qualche chiave sensibile. La perdita di fiducia nei pagamenti digitali sarebbe una vera calamità, in particolare per le economie avanzate. E gli autori dello studio rivendicano la legittimità nel pubblicare alcune conclusioni prima che lo studio sia completamente finito. Repubblica.it riporta alcune parole di James P. Hughes, cryptoanalista indipendente della Silicon Valley: “Questa ricerca è un avvertimento sgradito a molti. Certo, qualcuno potrebbe dire che nel 99,8 per cento dei casi la sicurezza va bene. Ma ciò significa anche che ben due su mille chiavi non sarebbero sicuro. E anche Le chiavi segrete sono accessibili a chiunque prende la briga di rifare il nostro lavoro”.

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