W.E Madonna a Venezia: In sala con un sogno eterno d’amore…

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I detrattori della carismatica cantante Madonna, oggi anche regista, hanno detto la loro, con dubbia cognizione di causa, alimentando il pregiudizio che sgorga dalla superficialità. Chi, invece, W.E l’ha visto con attenzione, come nel nostro caso, e magari proprio in sala con Madonna, cercherà di coglierne le sfumature appena abbozzate, i sapori dissonanti, le atmosfere retrò sovrapposte a quelle contemporanee che ne fanno un film d’autore di ottima fattura. Madonna è ambiziosa e ha dato sé stessa in ogni campo artistico, soffrendo per quelle recensioni che, senza appello, hanno stroncato ogni sua velleità attoriale. Ci aveva già provato a mettersi “da parte”, spostandosi al di là della macchina da presa, come colei che, con occhio giudicante, metteva insieme i pezzi della storia. Ma il tentativo ebbe poco spessore. Ieri sera, invece, seduta in quella sala, con 1035 persone e con quell’artista camaleontica che, in trent’anni di carriera, non si è mai risparmiata, ho assistito ad una storia, una storia che è stata in grado di toccare corde profonde dell’anima. Sì, perché quando si parla d’amore è difficile che l’anima resti indifferente. La storia, purtroppo, spesso non ci appassiona o ci tedia. Ma tutto si può dire su questo splendido lungometraggio tranne che sia giunto a tediarci. I 112 minuti di questo film romantico ci sono entrati dentro sino al midollo, lasciandoci spaesati, attoniti, commossi ed anche, a tratti, divertiti. E solo i migliori prodotti cinematografici sono in grado di sondare tutto il range delle emozioni esistenti. L’amore, in realtà, non ha tempo. Non è insito nella storia, ma può percorrerla, rimescolarla; può non badare al tempo. L’amore ferma il tempo in un istante ed è in quell’istante che W.E si concentra.

Una storia vera; un amore rispolverato dalla storia può appassionarci quando lo si crede una favola, un’utopia irrealizzabile, anche quando il tempo è inesorabilmente passato. Il Re Edoardo VIII D’Inghilterra, interpretato dal talentuoso ed aitante interprete James D’Arcy, è magnanimo, leale, forte. Ha tutte le qualità per regnare in prosperità nel proprio paese. Ma la sua vita ed il suo matrimonio perfetto possono venire sconvolti nell’istante in cui i suoi occhi si posano su quelli dell’intraprendente americana Wallis Simpson, interpretata dall’elegante Andrea Riseborough. In realtà, è un amore che nasce silente, che si consuma in sguardi profondi e si concretizza in due iniziali scritte confusamente, col rossetto rosso, su uno specchio. Un amore che nasce dapprima da una confidenza e che getta nello sconcerto l’integerrima Buckingham Palace. Wallis aveva conosciuto un amore violento e, poi, una volta lasciato il tirannico marito, aveva cercato rassicurazione in una storia senza passione con un uomo magnanimo. Ma due anime affini si erano incontrate, sebbene l’etichetta lo volesse smentire categoricamente. Wallis divorzia per la seconda volta e sa di gettarsi nell’ignoto, seguendo irrazionalmente l’istinto. Edoardo VIII sfida il mondo, le leggi, la morale, la Costituzione, per amore di una donna come tante, ma speciale per il suo cuore. E quell’amore diventa per lui un’ossessione dal quale non riesce a liberarsi. Pur amando profondamente servire il proprio popolo, Edoardo, stretto tra due fuochi, sceglie di avere accanto Wallis, una donna forte, ironica, simpatica ed estremamente chic, senza la quale egli non si reputerebbe un buon Re. E così, nel 1936, dopo un anno di regno, Edoardo abdica, pronunciando un toccante discorso, rivolto al suo popolo. Egli lascia il trono in mano al fratello, l’inesperto Giorgio VI, da sempre spaventato da quel ruolo. Wallis combatte tra cuore e mente e, tra le lacrime, è quasi sempre il cuore a vincere.

Chi non sogna, anche al giorno d’oggi, ed al di là degli scandali e dei costumi degli anni 30, un amore per il quale si potrebbe rinunciare a tutto e che sia l’unico pane della nostra esistenza? In rappresentanza di tutte le donne che, forse come la stessa regista, credono ancora in una romantica favola, eterna, giunge Wally Winthrop, una donna innamorata dell’amore; una donna che non ha solo un nome che la ricollega alla spregiudicata (per quei tempi) americana, avversata dalla Corona inglese; ogni oggetto appartenuto a Wallis scatena in Wally la voglia di sperimentare quell’amore, la frustrazione per quel bambino che sembra non poter avere; la voglia di poter scambiare, solo per un attimo, corpo ed anima con lei, quella donna che ha ricevuto “troppo amore”, come lei stessa ha dichiarato in alcune lettere. Lei che quell’amore ancora non l’ha provato sulla sua pelle, chiusa in una relazione insipida e fragile, con un uomo arido d’attenzioni e di passione per lei. Lei che vive di passione, di profumi, di voglia di amare e di essere amata. Ed è in questo che le due “W” si somigliano di più. Wally vive ogni giorno, mentalmente, la vita di quella donna così fortunata. Poi, un giorno, scopre delle lettere, le legge… Sono lettere scritte da Wallis. La sua favola d’amore non è priva di ombre e ferite. Il suo amato Edoardo ha perso la famiglia per lei; è in esilio; non ha più l’amore del popolo ed è avversato dalla stampa. E’ un bambino fragile al quale è rimasta solo lei alla quale aggrapparsi. “Tutti sottolineano a quanto abbia rinunciato Edoardo per amore, ma nessuno pensa a quello a cui ha rinunciato Wallis”: al rispetto, alla reputazione, alla libertà. Wallis, ormai, è odiata dal popolo inglese; considerata la donna frivola che non è e costretta a stare lontana dal suo paese. Qual’è la rinuncia più dolorosa? La passionalità di Wally fa sì che ella abbia la forza di uscire da una relazione “malata” e violenta. Anche lei avrà il suo E., Evgeni, una guardia di sicurezza della casa d’aste nella quale la donna si reca quotidianamente per “rivivere i momenti salienti della vita amorosa di Wallis”, il suo “doppio”. Evgeni realizza, con ironia, quel sogno. Non osteggia la favola, ma la ridisegna per lei, rendendola semplice e moderna. E Wally non solo potrà suggellare con un W.E scritto col rossetto sullo specchio quell’amore, ma potrà scoprire così che la favola esiste. E proprio in quel momento, su una panchina di un parco qualunque, potrà dire addio al suo “doppio etereo”, nella consapevolezza che quel bambino che tanto desiderava nascerà davvero. E quell’invito che Wallis le aveva fatto immaginificamente: “Vivi la vita”, si concretizzerà.

C’è tanto di Madonna in W.E: l’abbozzato erotismo, il sogno mancato ma sempre agognato, l’impegno a costruirsi faticosamente la propria isola felice e chissà se la calligrafia delle lettere di Wallis non sia proprio quella di una regista che ama così profondamente l’amore da saper sondare, con la macchina da presa, gli aspetti più profondi e dissonanti del sentimento, riuscendo a toccare corde profonde, rimaste semplicemente emozionate da questa favola sia storica che moderna!