Visita allo stabilimento Crodino

05- Produzione di Crodino- foto storica

Metti un giorno in Val d’Ossola, nell’ultimo lembo di terra piemontese prima dei confini svizzeri, in mezzo ad un incantevole panorama fatto di valli, fiumi, laghi e montagne. Metti una sorgente di acqua minerale che sgorga spontanea dal sottosuolo ad una portata di 130mila litri all’ora e la visita nello stabilimento dove si produce il Crodino, e la giornata è subito in discesa. Siamo andati alla scoperta dell’”analcolico biondo che fa impazzire il mondo”, guidati all’interno della catena di produzione del Crodino.

Il Crodino nasce nel 1965 e da allora la preziosa ricetta dell’analcolico più amato dagli italiani è rimasta inalterata. Ma l’inizio della sua vita coincise con una controversia con Campari visto che il Crodino di allora era un bitter alcolico rosso, del tutto simile, appunto, al Campari. Il boss di Crodino si trovò allora con uno stock di erbe e decise di affidarsi ad un aromatiere per creare un prodotto diverso dal Campari per trovarsi quindi in una fascia di mercato differente. L’aromatiere miscelò le erbe che aveva a disposizione e creò quello che oggi noi conosciamo come Crodino.

Il processo produttivo del Crodino dura sei mesi, dal tempo dell’infusione delle erbe fino all’imbottigliamento. È fatto tra le 15 e le 20 erbe (vige ancora il massimo riserbo sulla ricetta) che vengono messe in infusione in acqua e alcol, ognuna nel suo grande serbatoio, da uno a tre mesi. Poi vengono prese le giuste quantità di ogni estratto di erba e miscelate insieme ad acqua, zucchero, acido citrico, coloranti. Infine il concentrato viene diluito così che non sia più alcolico (per la legge italiana i prodotti sotto l’1% di alcol sono definiti non alcolici) e viene aggiunta l’anidride carbonica. La forza del Crodino sta nell’utilizzo dell’acqua di sorgente che possiede qualità benefiche, nell’alta qualità dei suoi prodotti e nella scelta delle erbe aromatiche che provengono da ogni parte del mondo, dall’Asia al Sud Africa fino all’Europa. Tale procedimento è lo stesso degli anni Sessanta, caratteristica che fa di Crodino l’analcolico più conosciuto e apprezzato dagli italiani, ideale per gli aperitivi. La sua piramide olfattiva è complessa vista la varietà e la ricchezza degli ingredienti che vengono utilizzati. Il Crodino ha note di testa che ricordano gli agrumi, quelle di cuore che rispecchiano un gusto intenso di erbe e spezie mentre le note di fondo sono amare, in contrasto con la dolcezza iniziale, che donano al Crodino la personalità che lo contraddistingue.

Nella fabbrica di Crodo vengono imbottigliate 100mila bottiglie all’ora ed è stato molto interessante poter assistere a questa filiera produttiva dove migliaia di bottigliette corrono per i nastri trasportatori passando tutti i vari step. L’assaggio finale poi è stato un tripudio di sapori, con le erbe aromatiche che abbiamo visto all’inizio stoccate in una enorme stanza che esultano sul palato. Abbiamo provato a chiedere a Rocco, il nostro Cicerone in questa splendida giornata, quali sono le erbe aromatiche che compongono la misteriosa ricetta del Crodino ma il segreto rimane. Sappiamo però che cannella, vaniglia, chiodi di garogano, segni di cardamomo, olio essenziale di coriandolo e di noce moscata fanno parte degli ingredienti. Almeno è un inizio!