Terremoto L’Aquila Tasse: si continua a levare sangue da una rapa!



Il terremoto del 2009 non solo sconvolse le vite degli aquilani, ma arrecò morte e distruzione. Fu lo sfacelo per la popolazione lavoratrice di questa città infaticabile. I più si ritrovarono senza casa, senza lavoro e senza alcuna speranza per il futuro. Il Governo promise tempi di ricostruzione veloci e sistemò gli aquilani in una zona costiera. Ma questi tempi si dilungarono a dismisura e, tutt’ora, c’è chi a L’Aquila non ha ancora un tetto sopra la testa. Per non parlare delle squallide vicende dei finti appalti. Soldi rubati allo stato da imbroglioni che hanno lucrato sulla difficoltà e la disperazione della gente. Ebbene, ovviamente la tragedia e l’emergenza aquilana ha fatto sì che la popolazione aquilana proroghe sui contributi. Non avendo più nulla, come potevano onorare gli obblighi pecuniari verso lo Stato?

Le rate relative al 2009 ed al 2010 sono state sospese. Purtroppo, però, gli sconti sono finiti. Già lo scorso anno sembrava che la proroga, concessa in altri casi di emergenze naturali, dovesse saltare. Solo un’accesa manifestazione permise la concessione di un’ulteriore proroga che, ormai, pare solo un’utopia non più realizzabile. Infatti, gli aquilani dovranno restituire, stando al testo del decreto sulla Finanziaria 2011, tutte le tasse in scadenza tra gennaio ed ottobre 2011 con un unico versamento ed entro il limite massimo del 16 dicembre. La popolazione scenderà in piazza come ha già fatto l’anno scorso, indignata per l’ingiustizia? Come potrà pagare chi ha perso tutto e non ha ancora ottenuto niente? Sembra che chi ha un posto fisso dovrà impegnare tutta la sua sudata tredicesima per l’onere gravoso. Un onere che bloccherebbe nuovamente l’economia di una città già in crisi, in ricostruzione e che lentamente si sta riprendendo da una tragedia che, oltre che gli edifici, ha travolto i cuori e gli animi di questa gente.

Perché in Veneto la popolazione poté restituire i contributi in dieci anni e scanditi in 120 rate? Ma non solo: là venne restituito allo Stato, giustamente, solo il 40% dell’onere fiscale. Pare proprio che L’Aquila, invece, debba restituire l’intera percentuale sospesa per la tragedia sisma! Una vera mazzata per la popolazione! Pensate che, a seguito dell’alluvione che colpì Alessandria, le tasse vennero restituire semplicemente al 10% del totale. Perché questo salasso? Per la crisi. La crisi c’è; è inutile negarlo, ma perchè debbono essere gli Aquilani a “sudare ancora sangue”? I soldi vanno trovati, ma perché, come è stato già giustamente affermato, non tassiamo ancora di più i ricchi? Pagano già troppo? Potrebbero anche permetterselo, no? Oppure una soluzione ci sarebbe: i Parlamentari e Senatori potrebbero versare allo Stato gran parte del loro stipendio se non tutto, per l’anno in corso. Ci risponderebbero che non servirebbe a nulla? Certo, però continuare a levare sangue da una rapa serve, vero? L’Aquila ha già perso vite, sogni e speranze. Può almeno avere il giusto tempo per rimettere insieme i pezzi di una vita devastata dal sisma? Facciamo fare i sacrifici a chi può sostenerli, invece di chiedere sempre a chi vorrebbe ma non può!