Dopo le scosse al Nord Italia della scorsa settimana, e dopo i lievi sismi avvertiti a Palermo e Messina nella giornata di domenica, la Penisola continua a tremare e nella notte di ieri 30 gennaio, alle 3.50 circa, una nuova scossa di terremoto è stata registrata in Calabria, tra le provincie di Cosenza e Messina.
Una lieve scossa, nella giornata di ieri, ha fatto tremare nuovamente anche la provincia de L’Aquila, facendo tornare la mente al terrore di quel 6 aprile 2009.
Ma se da una parte, come è legittimo che sia, tanti italiani tremano all’idea di un nuovo sciame sismico che possa inghiottire la Penisola, come accaduto nel capoluogo abruzzese quasi tre anni fa, d’altro canto gli esperti tentano di tranquillizzare i cittadini cercando di evitare i classici fenomeni di psicosi di massa.
Così il responsabile della protezione civile dell’Emilia Romagna, Demetrio Egidi, secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche e in particolare dal blog del giornalista Giorgio Dell’Arti, ha dichiarato che “le scosse registrate a distanza di pochi giorni non hanno relazione tra loro, originano da aree sismiche distinte.”
A dare man forte alle affermazioni di Egidi è stato anche Giampaolo Cavinato, ricercatore all’istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr (Consiglio Nazionale delle ricerche scientifiche), il quale pur ammettendo la coincidenza e la similitudine nelle scosse avvertite in diverse zone d’Italia, ha voluto sottolineare che “probabilmente non esiste un collegamento fra di loro: è difficile che si sia attivata la medesima struttura geologica, dato che in Italia non sono conosciute faglie della lunghezza di 80-90 chilometri, come per esempio in Giappone.”






































