Strage Norvegia: i racconti dei ragazzi sopravvissuti



Hanne Linaker ha 17 anni ed era andata sull’isola di Utøya insieme al fratello Gunnar. Una breve vacanza estiva per i due giovani militanti laburisti, partiti da Tromsø, città nel Nord del paese, a circa mille chilometri dall’isolotto sede della strage norvegese. Hanne è tornata a casa, ma sola. Il fratello è morto sotto i colpi di Breivik. Ha voluto raccontare la sua storia al giornale Bild Zeitung: “Io e mio fratello siamo andati nel punto di ritrovo, dove abbiamo scoperto degli attentati di Oslo. Ho subito avvertito dentro di me qualcosa di strano, molta paura. Dopo essere andata in bagno a sciacquarmi la faccia ho preso il mio cellulare nella sala d’aspetto dell’albergo. Lì ho sentito il primo sparo […] Gunnar mi ha risposto che non lo sapeva, ma di stare tranquilla. Poi abbiamo sentito il secondo, terzo, quarto sparo, e tante urla di terrore. Mio fratello mi ha abbracciata, e mi ha detto: “Sorellina, stai tranquilla, sono qui con te, ma ora dobbiamo andarcene”.
Si è poi messa a correre con suo fratello e tanti altri ragazzi, in direzione dell’acqua, con la paura che cresceva. Gli spari alle sue spalle continuavano; si ricorda dei colpi e delle urla di Breivik che prometteva la morte a tutti. Ha raccontato di aspettarsi, da un momento all’altro, lo sparo che l’avrebbe uccisa. Poi è scivolata, ha battuto la testa ed ha perso i sensi. Probabilmente proprio l’esser caduta e lo stato di incoscenza gli hanno salvato la vita. Non altrettanto a suo fratello.
Quando si è svegliata Hanne ha detto che c’erano delle persone intorno, che cercavano tra i morti. E’ stata aiutata ad alzarsi, intonro a lei 12 cadaveri. “Ho visto degli infermieri portare in spalla un ragazzo, era coperto da una giacca ma ho riconosciuto sulla gamba il tatuaggio di mio fratello. […] lui era anche il mio migliore amico, è come se avessi perso metà di me. Vorrei tanto tornare indietro, e convincerlo a non partire per  Utøya, così da passare insieme il suo compleanno, tra un paio di settimane.”