Ricordare i Sogni: che non si dica più io non sogno!



Uno studio italiano, pubblicato questa settimana sul Journal of Neuroscience, ha provveduto ad individuare i meccanismi cerebrali sottostanti i sogni che riusciamo a ricordare. E’ stato portato avanti da ricercatori del dipartimento di Psicologia della Sapienza e dell’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca (AFaR), insieme a ricercatori delle università dell’Aquila e Bologna; è stato dimostrato che solo se la corteccia cerebrale presenta oscillazioni elettriche lente durante la fase REM del sonno, le persone ricorderanno i sogni fatti appena prima del risveglio.
La comunicazione della scoperta è avvenuta a mezzo di una nota del dipartimento di Psicologia dell’università La Sapienza.ì; leggiamo a tale proposito: “Lo studio ha chiaramente evidenziato che se queste oscillazioni lente con una frequenza da 5 a 7 Hz, chiamate onde theta, sono presenti sulle aree frontali mediali, al successivo risveglio i sogni saranno ricordati.  I ricercatori hanno dimostrato che si tratta dello stesso meccanismo che si riscontra anche in stato di veglia per la cosiddetta memoria episodica, fenomeno già noto agli studiosi”.
Questa scoperta ha quindi i merito di semplificare le nostre conoscenze sulle basi cerebrali dell’esperienza onirica; le stesse aree cerebrali e analoghi meccanismi neurofisiologici danno la possibilità di ricordare sia gli episodi durante la veglia sia ciò che la mente ha prodotto durante i sogni. Sognare non sarebbe quindi un’esperienza limitata alla fase REM del sonno, ma è qualcosa che coinvolge tutto il periodo in cui chiudiamo gli occhi. Sappiamo come si ricordano i sogni, non perché. Finchè la psicologia e psichiatria non batteranno un colpo in questo senso.