Rapporto ONU: metà del mondo non è per le donne

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Sono passati 26 anni da quando Mary Anne Warren “pioneristicamente” denunciò i rischi dello sterminio volontario di un genere sessuale nel saggio «Gendercide: The Implications of Sex Selection». Non era qualcosa scritto tanto per, la violenza verso le donne, in questi anni è aumentata, spesso in modo incontrollato. Ieri cinque agenzie dell’Onu hanno firmato una dichiarazione contro l’aborto selettivo, diffusissimo in Asia orientale, mentre uno studio della fondazione Thomson Reuters ha provveduto a rilasciare uno studio ed una classifica dei paesi più pericolosi per chi ha la “sventura” di nascere donna.

E’ chiaro che la prima radice della discriminazione è il sottosviluppo, specie quello culturale. E nonostante 10 anni di guerra e la presenza continuativa sul suo territorio di contingenti occidentali l’Afghanistan rimane il paese peggiore per le donne, con l’87% di esse condannate all’analfabetismo ed il 70% obbligate a matrimoni combinati. Il Congo invece guida la spaventosa classifica della violenza sessuale con 1152 stupri al giorno, in Pakistan ci sono (denunciati, per cui sono solo una parte) 1500 delitti d’onore l’anno. C’è anche l’India con i suoi 3 milioni di prostitute di cui molte minorenni e la Somalia dove il 95% delle ragazze subisce mutilazioni genitali. E poi ci sono anche paesi ricchi, come Taiwan e Singapore, campioni di crescita che mostrano però una sproporzione nel numero di fiocchi azzurri che sarebbe biologicamente impossibile senza l’intervento umano. Così come l’aborto selettivo o addirittura l’infanticidio è diffuso in Cina, dove secondo la Chinese Academy of Sociale Sciences entro il 2020 un uomo su 5 non potrà sposarsi per mancanza di potenziali mogli, decimate da una selezione che già oggi produce 134 neonati ogni 100 neonate.

“Crescere una figlia è come innaffiare l’orto del vicino”, recita un proverbio indù, alludendo crudemente all’inutile investimento sulla prole destinata alla famiglia del futuro marito. Quindi, tornando all’India, ogni anno muoiono 600mila bambine in più che bambini, dato che sono più trascurate durante l’età di maggiore fragilità. Alcuni governi stanno provando ad invertire questa tendenza, ma come capirete è terribilmente difficile. Le nuove tecnologie per monitorare le nascite si sono unite con l’atavica preferenza per avere un figlio maschio, in qualunque condizione sociale. Il problema del resto, tocca anche l’occidente avanzato. Un rapporto della Casa Bianca rivela che le donne contemporanee a parità di risultati negli studi e responsabilità lavorative arrivano a guadagnare appena il 70% dei maschi.