Ragazze, non perdetevi il nuovo Teatro Quirinetta di Roma !



Non si può dire di aver fatto tutto il possibile, se prima non si è tentato l’impossibile. È questo l’aforisma al quale Geppy Gleijeses e Willer Bordon si sono ispirati per far risplendere le stelle del Quirinetta. Lo scorso luglio infatti i due impresari hanno rilevato il teatro per riportarlo alla sua funzione di sala spettacolo dal vivo e per restituire alla città uno spazio di valore storico, architettonico e culturale di inestimabile pregio e bellezza.
Mentre tutto intorno a noi si globalizza, si chiudono le piccole botteghe per fare spazio a nuovi grandi centri commerciali, un gruppo di coraggiosi, che si definiscono folli, recuperano un cinema medio piccolo per sottrarlo all’oblio del tempo e restituirlo al pubblico e alla storia. Il piccolo Quirinetta viene finalmente restituito al legittimo proprietario: il pubblico romano. Ne hanno dato notizia oggi in conferenza stampa proprio loro, i folli della coraggioso impresa. Nelle sue sale si esibiranno anche gli allievi e gli insegnanti della neonata Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirino Vittorio Gassman diretta da Alvaro Picardi, rivivrà il suo bistrò così come le serate a base di burlesque e jazz.
L’edificio, luogo simbolo del novecento romano, realizzato da Piacentini e ristrutturato da Busiri Vici, torna nelle spoglie di teatro di tendenza la cui linea risulta subito chiara osservando il cartellone che da Milano a Napoli, con una svolta a Calais, raccoglie il meglio dell’arte teatrale. Obiettivo: rendere un servizio importante alla città e alla cultura non solo romana. Il cartellone del nuovo Quirinetta rappresenta la condivisione di un’utopia e la realizzazione di un sogno. A fare gli onori di casa è Geppy Gleijeses e la first lady Marianella Bargilli, insieme a tutti gli altri protagonisti e stelle di questa nuova stagione teatrale. Diceva Bertolt Brecht “viviamo in tempi oscuri in cui parlare di alberi può sembrare quasi un delitto perché rischia di nascondere tante altre iniquità”, parafrasando Brecht è giusto quindi preoccuparsi ancora di teatro oggi? Imprenditoria e arte, privato e “pubblico”, possono stare insieme?
A guardare il nuovo Quirinetta sembra possibile. La cultura è uno dei pochi modi, forse il solo, per opporsi alle barbarie da cui siamo circondati. Secondo i protagonisti di questa impresa è una necessità primaria, una condizione fondamentale per la nostra sopravvivenza. Il privato accorre dove non arriva più il pubblico e l’investimento si inserisce in un duplice obiettivo: quello di restituire al patrimonio collettivo un’opera d’arte architettonica e quello di far crescere un’impresa teatrale già affermata come quella del Quirino. Un cartellone ricco di storie e di nomi, si parte il 6-18 dicembre con Elio Germano in Thom Pain di Will Eno e si prosegue il 26 dicembre con Gennaro Cannavacciuolo in Il Peccato Erotico nella canzone napoletana, poi a Gennaio con gli Oblivion in Oblivion Show 2.0. e il 17-29 gennaio con Erri de Luca In Viaggio con Aurora, il 31 con Maddalena Crippa E pensare che c’era il Pensiero di Gaber e Luporini, per arrivare a Febbraio con Margherita Buy e Patrick Rossi Gastaldi Nel Nome del Padre di Lunari. E ancora Momenti di Trascurabile Felicità con Valerio Aprea di Francesco Piccolo e a marzo con 18 Mila Giorni, il Pitone con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa, 20marzo-1aprile Gli ipocriti con Gomorra di Roberto Saviano e Mario Gelardi, poi con Malamore di Concita de Gregorio con Lucrezia Lante della Rovere, a seguire Le cose Sottili nell’Aria di Sgorbani con Sabrina Colle e Ivana Monti che ha deliziato il pubblico con una breve interpretazione a sorpresa. Maggio si apre con Marianella Bargilli in Alè Calais di Guerrieri e si conclude con i Muratori Nicola Pistoia e Paolo Triestino di Edoardo Erba. Un teatro a prezzi nobili con riduzioni per Cral, scuole, gruppi e associazioni convenzionate. Dai sotterranei di Palazzo Sciarra rinasce il Quirinetta, un teatro sempre in attività anche durante gli anni della guerra. Il tempo sembra non fermarlo come a testimoniare che davvero l’arte è immortale.