Processo Berlusconi Ruby: Patrizia D’Addario salva Silvio

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Dopo aver scatenato un putiferio qualificandosi come una delle prime donne in grado di screditare l’immagine del premier Silvio Berlusconi, adesso Patrizia D’Addario sembra decisa a fare qualche passo indietro arrivando a definirsi vittima di un inganno e a difendere il Papi dalle accuse dei magistrati.

L’escort barese, ormai ampiamente conosciuta per le seratine intrattenute a Palazzo Grazioli e per le rivelazioni fatte su incontri, feste e festini in compagnia di Silvio Berlusconi, ha infatti rilasciato un’intervista a Cristiana Lodi per Libero, facendo delle dichiarazioni decisamente inaspettate:

L’idea di rendere pubblici i miei due incontri con il primo ministro italiano e di consegnare i nastri ai magistrati, non è stata mia. Non l’ho mai nemmeno pensato e non lo avrei fatto se non mi avessero messo paura. Tentai di ribellarmi, ma fu inutile. Mi convinsero buttandomi addosso il terrore. Mi sentivo confusa, non capivo niente e impaurita seguivo consigli sbagliati.”

Dunque la D’Addario sarebbe solo l’ennesima vittima dei magistrati anti-Silvio, costretta a consegnare le registrazioni a Palazzo Grazioli dalle autorità e dal suo avvocato con la scusa di proteggere la sua famiglia.

In quel periodo ricevevo minacce. Ho subìto un furto in casa e perfino una violenza da parte di un carabiniere entrato nel mio appartamento, suppongo in cerca di quelle registrazioni. Avevo paura. L’avvocato ripeteva che se io non fossi andata in Procura a depositare quel materiale, sarei finita in prigione per falsa testimonianza ed estorsione. Mi avvisava che non avrei visto mia figlia per almeno vent’anni. Contrariamente, cioè se io invece avessi riferito e documentato tutto al magistrato e alla stampa, mi sarei salvata e sarei diventata famosa. Avrei guadagnato soldi da libri e interviste. Soldi che invece, io, non ho mai intascato. Non appena dissi all’avvocato che possedevo quelle registrazioni, il magistrato mi convocò in Procura e mi arrivò a casa la Guardia di Finanza. Da una parte ricevevo pressioni continue, dall’altra i pm che mi chiamavano in Procura. Oltretutto, in quel frangente, il mio avvocato non mi fece sapere che sarebbe stato mio diritto avvalermi della facoltà di non rispondere. Perché non me lo disse?

Insomma Patrizia D’Addario sembra essere passata dal ruolo di carnefice a quello di vittima e col senno di poi ora vorrebbe parlare al premier Silvio Berlusconi per chiarire la sua posizione:

Vorrei parlare al Presidente e dirgli la verità. Cioè che lui ha ragione quando afferma che certi magistrati lo perseguono ingiustamente e lo colpiscono nella vita privata solo per cancellarlo dalla scena politica. L’ho provato sulla mia pelle. Per danneggiare lui, c’è chi è pronto a usare le persone fragili e sfortunate come me. Io sono stata usata e adesso che non servo più, mi hanno abbandonata. Rovinata. Non ho visto un soldo. I libri, le tante comparsate in tv e tutte quelle interviste, non mi hanno fruttato nulla. E per concludere, chi mi doveva assistere, ha invece lasciato scadere i permessi che avevo ottenuto per poter costruire il residence che ho sempre sognato di realizzare. Mi hanno tolto tutto, ho perso anche mia figlia che ha soltanto 15 anni e ora si vergogna di me. Non la vedo da un anno.