Perdita Della Memoria Negli Anziani: un farmaco e torneremo arzilli?



Un cervello ormai anziano non può più imparare stratagemmi per mantenere viva la memoria, tuttavia, tramite un processo chimico, forse è possibile stimolare alcune cellule cerebrali, affinché ravvivino la loro capacità di trattenere i ricordi! La Yale University, con uno studio sui macachi, ha mostrato come una sostanza chimica sia in grado di far sì che le cellule “anziane” del cervello si comportino come cellule “più giovani”! L’ambiente neurochimico cerebrale è complessissimo e, al suo interno, avvengono migliaia di modificazioni. Tuttavia, questo studio fa ben sperare riguardo la possibilità di poter manipolare a nostro piacimento precise aree cerebrali, ristabilendo delle funzioni importanti, ormai compromesse. Invecchiando, la corteccia prefrontale del cervello inizia un lento declino. Questa zona permette di immagazzinare i ricordi che non vengono continuamente stimolati da risposte visive o da azioni. I ricercatori avevano già scoperto che, nei cervelli giovani, le cellule prefrontali “incitavano” le altre a mantenere vivi questo tipo di ricordi. Sulla soglia dei 40 o dei 50 anni, entra in gioco, nella corteccia prefrontale, la molecola camp che conduce a distrazione e perdita di memoria.

E sapete come si è svolto l’esperimento? Beh, i macachi hanno giocato a dei videogames! Proprio così e quelli più giovani erano davvero bravi. La loro memoria, riguardante i compiti lavorativi, era davvero eccellente e simile a quella umana. Una volta che i macachi avevano appreso il compito, è entrato in gioco il team che ha effettuato un’analisi neuronale, tramite dei sondini che, in modo indolore, monitoravano l’attività dei singoli neuroni. Si è scoperto che i neuroni cerebrali degli animali più agés erano meno attivi di quelli giovani, nei momenti nei quali il cervello non riceveva alcun stimolo esterno. Una volta però che i ricercatori hanno iniettato della guanfancina, tramite i tessuti fibrosi, i neuroni in questione sono tornati ad essere recettivi.

Che cosa è la guanfancina? E’ una sostanza presente nei farmaci che servono a curare l’ipertensione. Il principio attivo si è rivelato miracoloso nel “ringiovanimento” della memoria da lavoro dei macachi più anziani. Ci si aspetta che ci siano risultati soddisfacenti anche sugli umani, sebbene la stima di ringiovanimento prevista non sia ancora nota. Molti criticano l’esperimento ed, in effetti, non c’è ancora una consequenzialità certa tra aumento dell’attività neuronale e miglioramento della memoria. Il più grosso dubbio è comprendere se l’azione isolata del farmaco su alcune aree precise del cervello nelle scimmie possa mantenere una funzionalità, una volta trasferita al cervello umano, molto più complesso.

E poi, in fondo, una domanda sorge spontanea: il ricorso ai farmaci è realmente necessario in tarda età? Può esserlo nei casi gravi di Alzheimer, nei quali la patologia mette in pericolo la vita dei soggetti, ma, per il resto degli anziani, non è un indebito abuso di farmaci? Ci possono essere metodi alternativi e privi di effetti collaterali per ravvivare la propria memoria. Oppure si può ovviare il problema tramite l’uso di promemoria. Tuttavia, si sa come il declino cognitivo porti ad un peggioramento della qualità della vita e ad una perdita dell’indipendenza sino ad allora acquisita. Quindi, in futuro, dovremo prendere tutti un farmaco per ricordarci di andare dal medico o a fare la spesa? Basterà una pillola ed il nostro cervello carburerà come quello di un trentenne! Difficile a dirsi al momento. Sicuramente, la scienza sta andando nel passo giusto e la qualità di vita per gli anziani di domani sarà nettamente migliore di quella di chi è invecchiato ieri…