Parto in Acqua: vantaggi e assistenza


Oggi molte donne sono attratte dall’idea di partorire in acqua, ma relativamente poche riescono a realizzare questo desiderio. Il primo medico che ha sperimentato il parto in acqua è un russo, Igor Tjarkowskij. Dopo di lui lo ha fatto Michel Odent, ginecologo francese, autore di libri tradotti in varie lingue, che ha contribuito alla diffusione del parto in acqua in Francia. Osservando i parti in acqua si sono fatte alcune considerazioni, in particolare è stato rilevato che:

  • il dolore si attenua;
  • i tempi di travaglio si accorciano;
  • il numero di episiotomie si riduce.

L’acqua agisce a vari livelli: facilita il rilassamento della muscolatura, aumenta sia la produzione di endorfine  (analgesici naturali) che di ossitocina, responsabile invece delle contrazioni uterine che innescano il travaglio e inducono il parto. A quanto pare, tramite l’acqua la donna si isola più facilmente dal mondo esterno lasciando agire l’ipofisi, la parte più antica del cervello, che è responsabile proprio della produzione di ossitocina.

Per quanto riguarda le possibili controindicazioni, non sono stati rilevati per il neonato né rischi igienici né il pericolo di inalare l’acqua: infatti, il riflesso apneico è già funzionante e quello faringeo stimola la deglutizione, nel caso un pò d’acqua entri in bocca. Tuttavia, non è possibile partorire in acqua in presenza di importanti patologie della mamma o del bambino: gestosi, ipertensione arteriosa, iposviluppo fetale e sofferenze del feto, come è facilmente intuibile.

Purtroppo partorire in acqua non è così semplice: innanzitutto gli ospedali che offrono il servizio non hanno ancora una diffusione capillare nel nostro paese. Inoltre il numero di vasche è molto limitato, quindi può succedere di trovare la vasca già occupata. Infine, non tutto il personale medico e paramedico è preparato e desidera seguire un travaglio e un parto in acqua.