Omicidio Meredith Ricostruzione: una guerra a colpi di Dna!



Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Fidanzatini più che mai uniti, quella notte, ma divisi, ormai, da 4 anni di duro carcere. Ieri, però, Amanda regala un “occhiolino” all’ex fidanzato. E scatta già la polemica. Sì, perchè ogni gesto di questa coppietta, divenuta più che mai mediatica, scatena reazioni diverse tra i colpevolisti e gli innocentisti. Per i primi, era un furbo segnale d’intesa; per i secondi, un modo per stemperare la tensione. Perchè in tutti questi casi di cronaca irrisolti si creano netti schieramenti in contrapposizione? Ad Avetrana, ad Ascoli ed anche a Perugia, si ha un’opinione, certo, ma questa vacilla non appena emergono nuovi dati; non appena un piccolo dubbio s’insinua nella mente e mette in discussione anche le ipotesi più radicate. Siamo confusi e parziali per un semplice motivo: in tutti questi casi manca la prova regina: il rinvenimento dell’arma del delitto. Manca ad Avetrana, ad Ascoli ed a Perugia. Oggi poi che si inizia a mettere in dubbio che su quel coltello da cucina, probabile arma usata da Amanda, per “mettere a tacere” le grida di Meredith, nella notte tra il 1 ed il 2novembre 2007, ci sia effettivamente una piccola traccia di Dna di Meredith.

Ripresa la sentenza d’appello, infatti, le nuove perizie, svolte dai consulenti della difesa della Knox e di Sollecito, hanno smontato le prove scientifiche che incastrerebbero i due ex fidanzati. La traccia biologica di Meredith, rinvenuta sulla lama del coltello da cucina, sulla cui impugnatura sono state rinvenute tracce biologiche della Knox, è irrisoria; non è di quantità tale da costituire prova al processo. Per quanto riguarda, invece, il Dna di Sollecito, rinvenuto sul laccetto del reggiseno della Kercher, si tratterebbe di una traccia commista e per questo soggetta ad errori d’interpretazione. Lo stesso perito ha sostenuto che la traccia è costituita dal patrimonio genetico di più soggetti e se uno di questi è certamente colei che lo indossava, per gli altri vi sono solo dei profili affini, per esempio a quello di Sollecito, ma anche al Dna di altri individui. Quello che conta, secondo i periti di parte, è che i prelievi siano avvenuti senza i dovuti crismi da protocollo e senza seguire le procedure internazionali di repertazione; pertanto la prova che inchioda sollecito è inattendibile; quindi si smonta alle fondamenta l’accusa. Visto poi che gli accertamenti erano irripetibili, non vi sono indizi tali da giustificare la presenza di Sollecito in carcere. Questo è ciò che sostiene la difesa dei due imputati.

Vediamo, però, la ricostruzione che l’accusa propose riguardo la nefasta notte del giallo di Via della Pergola. Ed a sostegno della ricostruzione, segnaliamo le riflessioni dei colpevolisti. Innanzitutto, perché Sollecito riferì di aver visto un film tra le 21:00 e le 23:00 del 1° novembre 2007, quando, invece, il suo pc, venne accertato, a quell’ora era spento ed il lungometraggio era stato visionato solamente sino alle 21:20? Per i colpevolisti, Raffaele ed Amanda ebbero tutto il tempo per uscire da casa di Sollecito, incontrarsi con Guede e mettere in scena il party finito male. Come mai poi i due fidanzati vengono scorti aggirarsi nei pressi della casa di Via Della Pergola, parlando e guardando proprio in direzione dell’abitazione, un’ora prima del delitto? Stavano aspettando Meredith per mettere in scena il criminoso piano? Alle 23:20, secondo la ricostruzione, Rudy, Amanda e Raffaele entrano nell’abitazione nella quale, intanto, è tornata Meredith che si è chiusa nella propria stanza. Alle 23:21, Rudy va in bagno (verranno ritrovate tracce appartenenti all’uomo nel bagno della camera di Meredith) e forse, una volta uscito, tenta un approccio nei confronti della studentessa, rifiutato. Guede reagisce con violenza e tenta di violentare Meredith. Intanto, sopraggiungono Amanda e Raffaele che si erano appartati. I tre decidono che la situazione è eccitante. Amanda fomenta Guede. La ragazza viene sbattuta contro un armadio, a detta delle ferite che il suo cranio ha riportato. Alle 23.30, continua l’aggressione. I tre tentano di spogliare Meredith. Amanda le ferisce il volto con il coltello da cucina. Sollecito cerca di strapparle il reggiseno (secondo la traccia dibattuta in questi giorni). Parte la violenza. Sollecito, con un coltellino, ferisce al collo Meredith; lei urla, come testimonieranno i vicini ed, Amanda, per farla tacere, la colpisce ferocemente alla gola. La ragazza muore poco dopo. Guede tenta con degli asciugamani di tamponare il sangue. Poi mette un cuscino sotto la testa della vittima. Intanto, Amanda e Sollecito se ne vanno e disperdono in una scarpata i cellulari della studentessa. Nella notte, i due torneranno per inscenare un furto, rompendo un vetro e per cercare di lavare via le impronte. Le contraddizioni successive al delitto e le accuse infondate di Amanda nei confronti di Lumumba faranno sì che le accuse ricadano sui tre: Sollecito, Guede e la Knox.

A detta degli innocentisti, però, ci sono stati errori durante la repertazione delle tracce. Come mai il gancetto del reggiseno venne repertato solo 42 giorni dopo il delitto? Come mai non si repertarono delle tracce biologiche, di diversa origine, trovate accanto al cuscino?

La Knox è realmente una vittima innocente in questa vicenda o cerca solo di recitare la parte del capro espiatorio? Di certo, la ricostruzione degli inquirenti sembra avere una sua logica. Possono davvero esserci stati degli errori in una fase così delicata come la repertazione del Dna? Secondo la biologa della scientifica, Patrizia Stefanoni, no!