Mubarak Processo: l’ora della verità



Dopo 8 mesi il regime di Hosni Mubarak è crollato grazie alla forza popolare e alle rivolte degli ultimi tempi: il  dittatore si lascia alle spalle tre decenni di autoritarismo. Ieri per il rais è scattata l’ora della verità: si è presentato al processo, con evidenti e gravi problemi di salute, al tribunale del Cairo con accusa di omicidio e corruzione. La seduta è stata ripresa dall’emittente statale egiziana e le immagini hanno mostrato a tutto il mondo la fine politica di Mubarak, anziano 83enne, che si è aggrappato al potere fino all’ultimo, voltando le spalle alle aspirazioni di libertà del suo popolo. Dopo Ben Ali e Saddam Hussein, è la terza volta che nel mondo arabo un capo di Stato viene processato nel proprio Paese.

Mubarak è arrivato in aula sdraiato su una barella: pallido, stanco, ma lucido e attento. Se verrà ritenuto responsabile per l’omicidio degli 850 manifestanti in piazza Tahir verrà condannato a morte. Il processo è iniziato alle 9.00 del mattino: rinchiusi nella cella degli imputati erano presenti anche i suoi due figli, l’ex ministro dell’interno Habib El Adli e sei alti funzionari di polizia. L’umo d’affari Hussein Salem, grande amico di Mubarak,  sarà invece giudicato in contumacia.

Alla fine non sono tanti i funzionari del regime accusati di aver messo le mani su milioni di dollari di denaro pubblico, oltre che di aver ordinato la repressione dei manifestanti durante la rivolta popolare di gennaio di quest’anno, ma rischiano la pena di morte. Mubarak ha respinto tutte le accuse a suo carico ma non ha chiesto la misericordia della corte. Dopo 4 ore di udienza, il giudice ha rinviato il processo al 15 agosto prossimo.