Michele Misseri, “un’anomala” verità che dobbiamo sorbirci in tv!



Misseri, vestito di tutto punto, torna nei palinsesti televisivi. Torna a raccontarci che era l’uomo spaesato che, un giorno, intontito dai tranquillanti, ha deciso di chiamare in correità la figlia. Non ricorda quasi nulla. Non mangiava dall’omicidio. Parlava da solo ma non ricordava cosa faceva. Misseri accusa pesantemente l’avvocato di allora, Galoppa. Lo accusa di avergli suggerito di chiamare in correità la figlia, sostenendo che, se avesse indicato il fatto come un incidente, Sabrina se la sarebbe cavata con pochi anni di carcere. Ma è possibile che un avvocato qualificato suggerisca versioni alternative al suo assistito? Nell’interesse di chi o di cosa? Galoppa sostiene di aver consigliato al suo assistito di rivelare la verità, non avendo mai creduto alla versione originale che lo vedeva come l’assassino-mostro di Avetrana. E’ dal monito a non mentire che è nata una versione vera?

Misseri sostiene di non esser stato in sé, quel 15 ottobre; giorno nel quale chiamò in correità la figlia, delineandone il futuro processuale. I tranquillanti gli avrebbero ottemperato il giudizio la stessa mattina del 15 ottobre, giorno nel quale gli inquirenti lo portarono nel garage degli orrori, per fare chiarezza sui tanti punti oscuri di una vicenda ancora tormentata. Misseri sostiene di non ricordare di aver mangiato e di avere sprazzi memoriali confusi riguardo quel giorno. I tranquillanti possono davvero inebetire un individuo ed inibire il senso del giudizio e la percezione della realtà?

Misseri grida la sua colpevolezza, ma nessuno gli crede più. L’immagine dell’uomo incapace d’intendere cozza, però, con l’immagine di un uomo deciso e sempre pronto a rispondere ai conduttori televisivi ed a controbattere alle accuse pungenti, negli studi televisivi. Chi è Michele Misseri? Una vittima innocente di un gioco familiare criminale oppure un uomo che, con un gesto di follia, ha rovinato un’intera vita di sacrifici?

La Dott.ssa Roberta Bruzzone sostiene di non credere alla versione di Misseri, secondo la quale avrebbe vissuto i giorni dell’incidente probatorio, nel quale accusò sua figlia, in evidente stato confusionale. A detta della criminologa, infatti, è impossibile che Misseri non abbia compreso l’importanza processuale dell’atto che andava a compiere, visto che questo è durato 11 ore; ore interminabili nelle quali al Misseri è stato spiegato più e più volte che cos’era un incidente probatorio. Forse, a livello psichico, negare e sviare sono il metodo perfetto per ovviare alla non conoscenza di dettagli di un assassinio che non ha compiuto!

Misseri sostiene di aver ucciso Sarah senza motivo. L’ha fatto per una rabbia repressa, scaturita da un litigio ed incrementata da un fatto apparentemente banale, la mancata partenza di un trattore! Sarah sarebbe scesa in garage perché aveva sentito lo zio imprecare contro il macchinario. Misseri aggiunge nuovi dettagli: un calcio della ragazza che non gli ha permesso più di comprendere cos’era giusto e cos’era sbagliato. Un fuoco alla testa e Misseri ha ucciso la sua adorata nipotina. E’ possibile? Chi ha una violenza latente, dentro di sé, non la esprime in un episodio isolato. Non collima l’immagine di uomo calmissimo e gentile con tutti con quella di un uomo che, all’improvviso, perde la pazienza e compie una follia omicida. Misseri si è forse autoconvinto della sua versione ed, adesso, la sbandiera, come un attore in piena regola, ad ogni occasione televisiva, “addobbandola” con nuovi dettagli. Perché non ha rivelato sin da subito le stesse cose che sta sostenendo adesso? Un dubbio, però, m’inquieta. L’unica cosa ragionevole nel monologo televisivo del Misseri è questa: se davvero il contadino era vessato e schiacciato dal gineceo di casa, perché adesso non è felice e tranquillo e non gioisce per una giustizia fatta e per la ritrovata tranquillità di una casa vuota, nella quale può sentirsi libero? Forse chi è debole e si appoggia agli altri non può, all’improvviso, prendere in mano le redini della propria vita?