Melania Rea News 10 settembre 2011: di chi sono i Dna sul suo corpo?



Quarto Grado è tornato a fare il punto della situazione sul delitto di Melania Rea, che ha sconvolto l’Italia. E’ tornato a chiarirci le idee e a fornirci documenti esclusivi sui documenti che sono al vaglio degli investigatori. Il punto cardine sul quale l’accusa basa la colpevolezza del Parolisi è senza dubbio il ritrovamento del Dna del caporalmaggiore nella bocca di Melania. Secondo l’accusa, questo Dna sarebbe stato lasciato poco prima del decesso della moglie e, dunque, è l’ultimo atto di un feroce assassino. Si scopre però che è impossibile effettuare una datazione dei residui salivari. Questo sarebbe appannaggio della difesa che da sempre sostiene come il bacio sia stato dato alla moglie dal Parolisi prima che ella s’inoltrasse nel bosco per raggiungere i bagni. Il Dna potrebbe provenire, appunto, dalla saliva oppure dal sudore umano. Mentre non è possibile stabilire se si tratti o meno di sudore, esiste un test che permette di risalire a tracce salivari. Il problema qual’è? Che all’interno della bocca distinguere tra saliva e saliva è pressoché impossibile! Per il Generale Garofano, non si potrà mai accertare se e quando Parolisi diede un bacio alla moglie o se le coprì la bocca con una mano, per impedirle di strillare. Non si arriverà dunque mai ad una prova regina? Probabilmente no, perché la stessa arma del delitto non è mai stata ritrovata e solo quella potrebbe fornire ulteriori dettagli sullo scenario delittuoso, ad un’attenta analisi. Ciò che non è forse mai trapelato dall’analisi autoptica è che, sul corpo di Melania, sono stati ritrovati molti altri profili genetici, al di là della traccia mista subungueale, recentemente dibattuta. L’autopsia ha rilevato altri due Dna subungueali appartenenti a due soggetti femminili e ben 6 Dna di derivazione maschile! Chi sono questi soggetti? Si tratta di un omicidio compiuto da un gruppo di soggetti? E come mai il Dna di Parolisi non figura sulla scena del crimine?

Quarto Grado ci ha fatto ascoltare, per la prima volta, una conversazione telefonica tra il caporalmaggiore e l’amante Ludovica. Parolisi sembra spaventato. Cerca di far capire a Ludovica che ciò che dirà agli inquirenti non sarà la verità sul loro rapporto, bensì una semplificazione del loro amore, in realtà molto più profondo. Salvatore cerca di far capire a Ludovica che gli occhi degli inquirenti sono puntati su di lui. Tuttavia, non confessa alcunché, anzi appare in un certo senso intenzionato, anch’egli, a scoprire la verità sul decesso della moglie. Sta recitando anche con l’amante? O Parolisi è stato davvero incastrato, come sostengono i suoi familiari? Una cosa è certa: Parolisi ammette, sotto interrogatorio, che la sua paura più grande è quella di perdere il posto, nel caso in cui venisse fuori la sua relazione con la soldatessa. E se il militare ammette che Melania, non solo minacciò Ludovica ai tempi in cui scoprì la loro relazione, ma voleva, anche successivamente, risentirla, per avere contezza dei particolari sul loro rapporto, ciò non confessa implicitamente il movente? Se Parolisi avesse deciso, quel 18 aprile, di dire basta a Melania, per poter scendere liberamente, a Pasqua, da Ludovica ed ella avesse minacciato di riferire la sua relazione ai superiori, ne sarebbe nata un colluttazione? Forse anche un terribile omicidio? E’ stata la rabbia di vedere andare in fumo la propria agognata carriera a spingere il marito ad infliggere più di 30 coltellate alla moglie?

Intanto, il collegio difensivo chiede di conoscere, sotto forma di incidente probatorio, per cristallizzare la prova, l’orario della morte di Melania, poiché, a suo parere, non sarebbe contenuto nella pagine dell’autopsia, curata dal Prof. Tagliabracci. L’accusa risponde, affermando che l’orario è accennato nei documenti e corrisponderebbe, all’incirca, ad un’ora dopo che Melania ebbe sorseggiato un caffè. Ma a che ora è morta precisamente Melania? Tra le 14 e le 14:30? Oppure dopo? E come mai, comunque, nessuno la vide a Colle San Marco?

Ieri sera ci è stato mostrato un altro documento inedito. Una ripresa delle 17.47, del 18 aprile 2011, effettuata dalla telecamera antistante la tettoia del chiosco di Ripe nella quale si notano Raffaele Paciolla e Salvatore Parolisi che stanno pattugliando la zona, per cercare Melania. Scorgiamo il particolare abbigliamento del caporalmaggiore: bardato sino alla vita e poi con insoliti pantaloncini corti, proprio come ce l’aveva descritto il proprietario del chiosco. Una coincidenza? O Parolisi si è cambiato dopo l’omicidio? Perché poi il caporalmaggiore non fermò ben due pattuglie dei carabinieri che, in quelle ore, fanno solitamente la ronda nel bosco? Non le vide realmente o finse?

Infine, abbiamo finalmente contezza del clima goliardico che si respirava in Caserma, un po troppo goliardico a dir la verità. Si tratta di un video, girato probabilmente da una soldatessa, a fine corso. Il video mostra un Parolisi su di giri e festoso con le proprie allieve. Risuonano le risate delle ragazze. Ma sono molto più importanti le parole proferite dal caporalmaggiore che giustifica eventuali episodi di nonnismo in Caserma ed invita le ragazze a non fidarsi di nessuno. Le esorta, altresì, a non essere ingenue ed afferma laconicamente: “Ci sarà chi si approfitterà di voi!”. Frasi davvero strane se contestualizzate in un luogo colmo di segreti. A chi si riferiva il Caporalmaggiore? C’era qualcuno in Caserma che, puntualmente, approfittava delle soldatesse? Una cosa è certa: Parolisi sa molto di più di ciò che dice, indipendentemente da fatto che sia o non sia un uxoricida!