Se lo aspettavano in molti e alla fine l’ha fatto. Salvatore Parolisi, il caporal maggiore accusato di aver ucciso la moglie, il 18 aprile dello scorso anno nella pineta di Ripe di Civitella del Tronto (Ascoli), si è voluto affidare al giudizio abbreviato.
Ha quindi deciso, per il momento, di non affrontare davanti ai giudici della Corte d’Assise di Teramo il processo che lo vede accusato di aver ucciso Melania Rea, la sua compagna. Stando a quanto sappiamo finora se non verrà accolta una condizione che i suoi legali hanno inserito nell’istanza, rinuncerà all’abbreviato.
I legali vogliono che venga presentata una super-perizia che fissi con esattezza il giorno e l’ora della morte e che spieghi come è stato materialmente eseguito il delitto e quale sia stata l’arma che l’assassino avrebbe utilizzato. Il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, sostiene che si tratta di un annuncio mediatico e afferma: “Ora che il processo è stato fissato non ha prove da portare, rinuncia al dibattimento solo per avere lo sconto di un terzo della pena (con l’abbreviato in caso di condanna)”.
Questa è la spiegazione che da il legale di Melania dopo la scelta intrapresa dai legali di Salvatore Parolisi. Inizia quindi un duro scontro fra le due parti ancor prima di andare al processo. Questa è l’anteprima di quello che dovrebbe succedere il 27 febbraio se il gip Giovanni de Rensis rigettasse la richiesta di abbreviato condizionato.
Salvatore Parolisi inoltre fa credere di avere documenti e carte più che sufficienti per smontare gli elementi e le “prove” in possesso dei magistrati del pool della Procura di Teramo che lo accusano di uxoricidio aggravato. Inoltre il caporal maggiore sostiene che non sono ancora stati eseguiti gli approfondimenti genetico-forensi sul Dna come aveva esplitamente richiesto lui stesso.
Quel che ne sarà di questo lunghissimo caso lo deciderà il gip de Rensis, che dovrà confermare se il processo si terrà comunque il 27 febbraio. Qualora il gip accogliesse le istanze dell’indagato il fascicolo passerebbe nuovamente al giudice dell’udienza preliminare e se così fosse si tratterebbe del quinto giudice che prende in esame il caso di Melania Rea. Si arriverà prima o poi a conoscere la verità? Su questo ormai ci credo poco. Lo speriamo tutti per dare almeno giustizia alla povera Melania.






































