Com’è morto Pablo Neruda? Per uno shock? E’ morto di cancro? La fine di uno dei poeti più amati è misteriosa, tanto quanto il suo talento. L’unica certezza è che Neruda morì poco dopo il finto suicidio dell’amato Salvador Allende e dopo il colpo di stato che avrebbe portato il Cile a subire la dittatura militare di Pinochet! E chi conosce i rapporti che intercorrevano tra lo scrittore ed il pluralista Allende, saprà benissimo quanto abbia sofferto il poeta d’amore per la morte dell’amico e come non si sia mai tappato la bocca, pur di esprimere la sua indignazione per un massacro, mascherato sotto l’onta di un gesto ignobile, il suicidio, gesto che l’integerrimo Allende non avrebbe mai compiuto. Ma le parole di Neruda, avvolte nel dolore, parole di chi sa che il suo appoggio ad un partito scomodo potevano essere le ultime della propria vita, davano fastidio a chi, invece delle parole, sapeva usare solo il pugno duro della violenza per conquistare i popoli.

Neruda non temeva la morte, una morte che doveva cancellare quei versi scritti con tanto sentimento e che, invece, li ha consacrati all’immortalità. Neruda comprendeva la semplicità e l’umiltà che si celano dietro la morte: ”ora vado a morire, senza nient’ altro, con la terra sopra il mio corpo, destinato a essere terra”. E Pablo quasi la sfidava: “Ho la mia morte pronta, come un vestito
che mi aspetta, del colore che amo, dell’estensione che cercai inutilmente,
della profondità che necessito.” Neruda non temeva di finire i suoi giorni, ma incitava chi amava a sopravvivere ad essa: “Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura che tu risvegli la furia del pallido e del freddo, da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili, da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra”. La morte, per Neruda, poteva preludere ad un amore eterno, sigillato da questi meravigliosi versi: E così, quando la terra riceverà il nostro abbraccio
andremo confusi in una sola morte a vivere per sempre l’eternità di un bacio.
E’ questa che cercavi?”. In fondo, Neruda credeva fermamente in quest’affermazione: “Non si può apprezzare la bellezza di una vita se non dalla morte”. Di morte, dunque, Pablo ne aveva parlato in abbondanza. Vi aveva ricamato rime ed odi, perché il materialismo di Neruda riconosceva nella morte l’unica ragione per cercare l’ispirazione, per tentare l’immortalità!

Neruda è riuscito nel suo intento. Ora è immortale. Ma chi ha amato i suoi versi criptici, seppur semplici, quanto profondi, vuole sapere com’è morto! Probabilmente non fu un antidolorifico, volto a calmare i suoi spasmi, dovuti al cancro, quello che venne iniettato nelle vene di Neruda, poco prima della sua morte. Probabilmente, Neruda fu assassinato, proprio come il suo amico Allende.

Neruda morì il 23 settembre del 73, all’interno di una clinica. Era provato, anche per la perdita dell’amico, ma il suo autista di allora, ha trovato, oggi, il coraggio di raccontare la realtà dei fatti: egli aveva subito un’iniezione poco prima della morte. Un’iniezione letale? Il cancro di Neruda non fu mai certificato e c’è di più… Vi erano dei testimoni che, ovviamente, all’epoca non parlarono per timore, ma che sono pronti a denunciare come il poeta si reggesse perfettamente in piedi il giorno stesso della sua morte. Non si trovava dunque in quello stato di grave deperimento che il certificato attesta? E’ un finto certificato? Forse è tardi per dare un volto al colpevole, ma è presto per comprendere che la violenza ed il terrore hanno fatto troppo del male in passato ed hanno privato il mondo dei suoi geni più eccelsi. Per fortuna che il terrore viene combattuto e quasi sempre vinto dall’amore, da quell’amore che tanti versi di Neruda hanno fatto sbocciare, un amore che “è così breve e così lungo è l’oblio. E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia, la mia anima non si rassegna d’averla persa!”. Neruda diceva all’amata: “Mi piaci quando taci perché sei come assente e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca“; noi, invece, facciamo sì che tante voci possano spiegare la morte misteriosa di uno dei poeti più profondi del secondo Novecento!





































