Fukushima Disastro Ambientale: poco distante, l’incubo dei bambini!



11 marzo 2011. La spensieratezza e la gioia di vivere la propria tenera età è stata proibita, probabilmente per sempre, ai bambini di Koriyama, a soli 50 km da Fukushima. Un’area non evacuabile, perché esterna alla zona rossa, sino a 30 km dalla centrale nucleare. Eppure, questa zona respira un’aria tutt’altro che pulita ed un’atmosfera tutt’altro che leggiadra. Anzi, i bambini di Koriyama, all’improvviso, non possono più respirare l’incontaminata aria delle loro sterminate campagne. No, a causa dei livelli di radioattività ancora molto alti, hanno passato un’estate chiusi in casa; intrappolati in una sottile teca protettiva, che avrebbe dovuto proteggerli dagli effetti devastanti delle scorie radioattive, effetti che si faranno sentire ancora per molti anni. Ed a questi bambini chi ridarà la spensieratezza dell’infanzia? Chi garantirà loro la salute, minata dalla tossicità del suolo e dell’aria che li circonda? Nel luogo vivono anche coloro che hanno perso casa, poiché vivevano troppo vicini a quella centrale degli orrori. Ora vivono in case di fortuna, fatiscenti. Ma neanche le case degli abitanti di Koriyama, quelli “storici”, sono accoglienti; esse mostrano, con la loro decadenza, le conseguenze di un terremoto devastante, che ha cambiato per sempre una tranquilla cittadina agricola. Sì, perchè laddove si viveva di ortaggi e di frutta, ora il terreno parla di desolazione e di morte e fa paura. Perchè quel terreno, da sempre lavorato con cura dagli agricoltori della zona che dava la vita, ora, è osteggiato come la morte. I campi ed i cortili sono stati ripuliti superficialmente, come a voler togliere la cortina di terra radioattiva. Ma nessuno ha mai raccolto quel terreno così pericoloso. Così, quando i bambini passeggiano in cortile, lo possono ancora vedere e passarci accanto, coperto solo da dei semplici teloni. I bambini che passeggiano… Anche questo è quasi un sogno per la comunità di Koriyama che vive, ogni giorno, una prigionia più dura del carcere. Per queste creature c’è solo un’ora d’aria libera; un’ora per passeggiare, col timore nel cuore e mai privi di cappello in testa e mascherina sulla bocca. Un’ora nella quale i sorrisi non sono condivisi; nella quale i più piccoli non possono rotolarsi nell’umido terriccio, facendo la lotta ed in cui, tristemente, una bambina non può raccogliere un fiore per portarlo alla propria madre, in segno d’amore. No, i germogli della natura ora sanno solo di morte… Ecco gli effetti della tecnologia nucleare.

Gli effetti peggiori li stanno ancora subendo quei bambini che, dall’aprile scorso, ad un mese dall’esplosione del reattore nella centrale, hanno iniziato a mostrare i segni di una contaminazione radioattiva. Hanno mostrato un’inspiegabile astenia, sintomi gastrointestinali e preoccupanti perdite emorragiche dal setto nasale. Lo spettro della leucemia non è così lontano o evanescente per questi bambini, troppo vicini ad un disastro, frutto della tecnologia umana. Che speranze hanno queste creature silenziose, dalle vite imprigionate in case che non li possono proteggere ed abbandonate dalle autorità? Ogni gioia è negata loro. E persino a tavola nessuno può condividere il “pane” con la propria famiglia, nella certezza che esso possa arrecare forza all’organismo. Ogni boccone porta con sé l’incubo della contaminazione. Perchè Koriyama non viene evacuata? Già, non è così vicina al luogo del disastro. Certo, ma non è neanche così lontana da non far sentire alla comunità che quel disastro ha distrutto, in primo luogo, e forse per sempre, la quiete della propria vita!