Caso Yara Gambirasio: tra Satana e camorra



Una svolta nelle indagini che riguardano la scomparsa di Yara Gambirasio avvenuta il 26 novembre a Brembate di Sopra. La piccola sembra davvero svanita nel nulla, in quelle poche centinaia di metri che separano casa sua da una palestra dove trascorreva la maggior parte del tempo perché Yara ama la ginnastica ritmica.

Sono stati riascoltati innumerevoli volte gli unici tre testimoni Marina Abeni, Mario Torracca e Enrico Tironi che si presume possano aver visto Yara o i suoi sequestratori poco prima che scomparisse nel buio più totale.

È stata setacciata tutta la zona, sono state ascoltate tutte le intercettazioni ambientali, è stato studiato a memoria il contenuto del cellulare della piccola Yara che conteneva pochissimi numeri, giusto quelli dei parenti e degli amici stretti, niente facebook o social network di alcun genere. Yara è una ragazza semplice, tranquilla, pacata, rispettosa, con una famiglia stimata alle spalle e che non ha alcun precedente di litigio o controversia con qualcuno che potrebbe essersi vendicato con un gesto tanto crudele.

È stata perquisita la palestra, il cantiere di Mapello dove spesso gli inquirenti sono stati indirizzati a cercare. E a quanto pare ancora lì qualcuno dice che si trovi, ma non un qualcuno qualunque. Un ex pregiudicato che ha mandato una lettera al capo stesso delle ricerche in quanto dice che non sopporta le persone che se la prendono con i bambini (classico codice dei carcerati). Conclude la lettera dicendo “Non sono nè un pazzo nè un mitomane. Voglio solo darle una mano a far tornare a casa questa bambina. Anche se non mi credete cosa vi costa cercare?”.

Speriamo che abbia ragione e che la piccola Yara sia ancora viva.