Bossi: chiedo scusa per mio figlio

bossi maroni

Umberto Maroni prende il timone e mostra un volto agguerrito, agguerritissimo. Parla di giorni di passione, di un’onta subita per essere considerati un partito di corrotti, di dispiacere per Umberto Bossi che a suo dire non merita quanto successo. Ma per lui la Lega non è morta e non ci saranno cerchi magici capaci di resistere. Sarà lo stesso partito a far dimettere Rosy Mauro, per la verità assai renitente e a far espellere, venerdì, Francesco Belsito. In più, a suo dire, è necessario un congresso entro il mese di giugno, per evitare lo sfaldamento del partito.

E’ tuttavia l’intervento successivo, quello dello stesso Umberto Bossi, nella serata dell’orgoglio padano, a destare il maggiore interesse, nonostante sia decisamente meno pregno di contenuti ed obiettivi politici. Ed il modo in cui è partito a parlare se da un lato denuncia che qualcosa che non andava effettivamente c’era, è in ogni caso venato dalla volontà di mostrare una superiore volontà complottistica: “Penso che quando ci presenteremo davanti al Padreterno ci chiederà quanto volte siamo stati capaci di ripartire. Questo vuol dire Pasqua: ripartenza. Siamo vittime di una specie di complotto, come è possibile che nessuno si è accorto che l’amministratore, come dicono ora alcuni, era vicino a famiglie mafiose”. Insomma qualcuno sta tramando.

Eppure il concetto è chiaramente in contraddizione con le sue scuse seguenti, che sono addirittura commoventi, pensando al possibile dolore di un padre: “Chiedo scusa perché danni sono stati fatti da chi porta il mio nome”.

Infine qualcosa su Maroni, che non è stato un traditore e che non ha alcuna intenzione di dividere la Lega. Dal momento che chi vuole dividere la Lega è il “centralismo romano”, concetto dai contorni sempre definiti molto vagamente. In ultimo, per Bossi, è necessario un giuramento, su “chi deve dirigere la Lega”. Non ci devono essere più discussioni e divisioni. Insomma i congressi continuano a non piacere più di tanto.