Bomba Brindisi: il profilo dell’attentatore

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Una cosa è sicura; il movente dell’attentato è la scuola o nella scuola. C’è qualcosa o qualcuno in quel posto che lo hanno convinto ad agire. Qualcosa di simbolico o al limite legato alla volontà di vendicarsi. Gli investigatori che in queste ore stanno febbrilmente cercando l’attentatore di Brindisi iniziano ad avere le idee più chiare in merito al loro obiettivo.

Sono stati elaborati almeno 4 possibili profili che sono stati costruiti su dati “psicologicamente rilevanti”, opportunamente coadiuvati dalle immagini raccolte dalle telecamere che hanno ripreso l’assassino e dai primi esami scientifici sui materiali usati per comporre la bomba. Un individuo sicuramente di sesso maschile, con età compresa da tra i 40 ed i 55 anni.

Non si tratta necessariamente di qualcuno che conosca bene gli esplosivi; la prova più lampante è che ha usato delle “scomode” bombole di gas. Sicuramente conosce più di qualcosa sui circuiti elettrici; è stato capace di costruire un congegno niente affatto banale come un innesco volumetrico. In più sembra completamente digiuno delle più classiche routine di indagine. Si è fatto notare in piena notte mentre armeggiava con un bidoncino dei rifiuti che doveva coprire l’ordigno, piazzandolo sul muretto della scuola. In più non ha affatto pensato che quel tratto di strada, non lontano da una banca e da un tribunale, potesse essere sorvegliato con delle telecamere.

Nei profili abbozzati ci sono alcune chiare distinzioni in merito al possibile movente. Da una parte, forse, c’era la volontà di colpire le ragazze, da una parte, forse, la volontà di colpire qualcuno del corpo docente. Le ragazze potrebbero essere la causa scatenante se parliamo di un uomo con problemi di natura sessuale o al più di un padre la cui figlia aveva avuto seri problemi all’interno dell’istituto.

Ma come detto, l’altra possibilità, è che le ragioni del gesto nascano da una realtà diversa; potrebbe trattarsi di qualcuno che ha lavorato nella scuola e che abbia conservato al suo interno i motivi di un fortissimo rancore verso il personale dell’istituto. Forse voleva solo intimidire, non uccidere. Per gli investigatori però il tempo che manca per scoprire la sua identità non è affatto lungo.