Bebe Vio: non servono le gambe per correre, esempio di coraggio!

Bebe

Bebe Vio ha un modello da seguire: quello del coraggioso Oscar Pistoruis, uomo che ha saputo sfatare il mito per il quale un disabile non possa essere un campione, non possa mordere la vita, raggiungendo ogni obbiettivo! Pistorius, con le sue protesi in carbonio, approderà a fine luglio sulle corsie di un’Olimpiade con tutti i crismi, dopo aver stravinto alle Paralimpiadi!

Beatrice Vio ha solo 15 anni, ma la vita le ha già inferto numerose ferite. Ciò, però, ed incredibilmente, non l’ha sfiduciata, lasciandole la forza necessaria per vincere e per mostrare agli altri il suo incredibile valore. Bebe è una schermidora che ha vinto tanto, dopo aver vinto la sua lotta con la vita, quando, a soli 11 anni, le venne diagnosticata una terribile meningite che la lasciò in fin di vita. Poi, la decisione terribile, vivere con arti inferiori e superiori amputati o morire? I genitori si commuovono quando ripensano alla forza enorme di quello scricciolo dagli occhi d’angelo che, senza esitazione, affermò: “Se va fatto, che lo facciano subito!”. Ma il calvario di Bebe è continuato, tra operazioni e trattamenti particolari alla pelle, per ridurre i segni evidenti che la malattia le ha lasciato. La notte deve indossare una maschera con cinghie per appiattire le cicatrici sul viso, segno indelebile del suo calvario.

Ma è stato lo sport ad accendere quel sorriso magnetico di una ragazza unica. Il fioretto è stato il suo primo amore e niente le ha impedito di combattere, a colpi di spada, gli avversari alle Paralimpiadi.

Adesso, però, Bebe vuole seguire le orme del suo amico Pistorius e vuole correre, correre, dritta verso le Olimpiadi 2016 di Rio. Non solo scherma dunque nel suo futuro, ma anche la corsa ed in una competizione non per soli disabili! Ella, infatti, ha già provato le lame in fibra di carbonio che hanno permesso a Pistorius di superare ogni limite, senza inibizioni, ed il suo cammino verso la vittoria è appena iniziato.

Bebe e Pistorius hanno dimostrato che la disabilità non è affatto un handicap che condiziona la vita. Essere diversi non significa essere incapaci di raggiungere grandi risultati. La disabilità non è una malattia che taccia l’anima sino a renderla pavida. Anzi, l’amore per la vita si moltiplica quando la morte non sembra più uno spettro troppo lontano, unicamente da scongiurare. Una lotta per la vita fa sembrare una corsa verso l’oro la più semplice delle sfide. E dopo aver vinto la sfida con la morte, Bebe sogna un oro a Rio 2016! Insomma, non servono le gambe per correre. Serve solo il coraggio di anime straordinarie che sanno superare i propri limiti, senza lamenti, senza tristezze, partendo da un’accettazione che diventa eroismo e stoffa da Campione!