Beautism: belle ragazze favorite sul posto di lavoro



La parola già fa capire tutto. La radice è quella dell’aggettivo beautiful, e il fenomeno arriva direttamente dagli Stati Uniti. Il mondo del lavoro, per le donne, è stato spesso un sentiero spinoso. Stipendi inferiori a quelli maschili, mansioni di responsabilità minori, e sopratutto lo scoglio gravidanza. Ma se già queste cose potevano sembrare insidiose, ora quando ci si presenta per un colloquio avere un buon curriculum tanta esperienza, una buona dialettica e magari la conoscenza di delle lingue straniere potrebbe non bastare più.

Ultimamente capita sempre più spesso di leggere che oltre al curriculum viene richiesta una foto intera, un primo piano, bella presenza e abbigliamento elegante.

Una richiesta discriminate ma che in Francia ha anche fruttato nuovi posti di lavoro. Infatti per fare fronte a questo nuovo tipo di richiesta del mercato, sono state istituite vere e proprie scuole che insegnano alle possibili candidate non solo come comportarsi in sede di colloquio, ma come pettinarsi, truccarsi vestirsi e cosa più sconvolgente, in caso di sovrappeso come dimagrire.

La bellezza femminile diventa un biglietto da visita, la donna in cerca di lavoro si trasforma in un prodotto che vende se stesso nel migliore dei modi a discapito a volta del contenuto. Secondo alcuni studi in America le lavoratrici in sovrappeso a parità di competenze, percepiscono uno stipendio inferiore rispetto a quelle magre e le possibilità di carriera per loro sono inferiori. Lo stesso discorso è applicabile per l’altezza e all’aspetto estetico. Non solo, viene comuque preferita una donna magra, alta giovane e di bella presenza rispetto ad una donna matura più qualificata.

E’ diventato clamoroso il caso di una giornalista inglese: Miriam O’Reilly licenziata in favore di una collega più giovane perchè le sue rughe erano troppo evidenti in HD. Il beautism non facciamoci ingannare, è una vera e propria discriminazione che ora sembra essere arrivata anche in italia. Studiare, invecchiare sui libri, lavorare e qualificarsi, potrebbe non bastare più se al colloquio si incontra una stupenda ventenne appena diplomata. Il consumismo si sposta quindi dall’oggetto al corpo ancora una volta. E si assiste a fenomeni tendenzialmente paradossali quali campagne contro i disordini alimentari,contro la chirurgia estetica compulsiva ed il bisogno da parte delle donne di modificare il proprio corpo ed il proprio aspetto per essere al passo con i tempi.

La discriminazione per aspetto estetico, non è diversa dalla discriminazione razziale, e le donne che ne sono state vittime perdono fiducia e stima in loro stesse.