Si chiamano “madri segrete” e arrivano dalle pieghe di un’Italia perennemente dimenticata dai mass media. Realtà di emarginazione, povertà ed illegalità diffusa. Immigrate clandestine, apolidi o italiane, anche giovanissime che non saprebbero come fare altrimenti. Partoriscono un bambino e poi non lo riconoscono, lasciandolo in ospedale, dove pensano possa trovare qualcuno più adatto di loro a crescerlo. Sono stati 400 i bambini che lo scorso anno non furono riconosciuti alla nascita. E tutto fa pensare che sia un numero in crescita, visto che nella sola Roma i casi sono aumentati del 20% in un anno. Le donne che fanno questo hanno 3 mesi di tempo per ripensarci, poi basta, non ne sapranno o potranno sapere più nulla.
Non solo coloro che decidono di separarsi dal figlio. C’è un intero mondo di donne, spesso sole, che non dispongono dei mezzi per garantire un sostenamento adeguato ai loro figli. In termini semplici, vestiti, nutrizione e medicina. Non parliamo poi di istruzione. Nel paese dove alcune facce scolpite nella lonza agitano lo spettro della dissoluzione della famiglia ogni due per tre non c’è niente e nessuno per aiutare delle madri che portano a termine le loro gravidanze, che scelgono di tenere con loro le loro creature. Ci sono è vero, parecchi associazioni, Caritas, Sant’Egidio e i vari Movimenti per la Vita che fanno qualcosa. Ma è davvero troppo poco.





























