Attentato Norvegia: C’è davvero Al Qaeda dietro?



Un pomeriggio tranquillo in quel di Oslo. Sono le 15:30. Centro città. La pace viene turbata da un’esplosione che fa crollare l’edificio nel quale si trovano gli uffici del giornale Vg, adiacente alla sede del primo ministro Stoltenberg, vero bersaglio dell’attacco. Fortunatamente, il Primo Ministro non si trovava in ufficio e si è salvato. La popolazione viene presa dal panico. Il centro immediatamente presidiato. Il panico prende piede, ma il peggio sembra passato. Ed, invece no, a distanza di meno di quattro ore, la periferia di Utoya, dove si stava svolgendo un meeting dei laburisti e doveva essere presente anche il Premier, è stata sconvolta da spari, rivolti ai giovani presenti. Morti e feriti, ancora. Per fortuna dei carichi di esplosivi, ritrovati nella zona, sono rimasti inesplosi.
Al Quaeda l’aveva annunciato. L’uccisione a tradimento del leader Bin Laden sarebbe stata presto vendicata, con atti criminali. E così è stato. Dopo Svezia e Danimarca, anche la Norvegia viene sconvolta dal fantasma terrorismo e resta inerme di fronte al bilancio dei morti, 87 al momento, ma centinaia sembrano essere i feriti. Al Qaeda ha colpito un paese pacifico, al di fuori della diatribe europee e delle contese internazionali. Perchè? Per far capire che nessuno è indenne dalla violenza terrorista o che l’organizzazione jiadista non guarda in faccia a nessuno?
Durante la notte si è aggravato il bilancio dei morti ad Utoya. Solo in periferia, si contano 80 vittime, molte con meno di venti anni. 7 vittime sono state, invece, provocate dall’autobomba in pieno centro. A sparare sarebbe stato un uomo norvegese di 32 anni, legato agli ambienti dell’estrema destra. Ciò sposta l’origine degli attacchi? Si tratta di un attacco conservatore ai socialdemocratici? Stoltenberg, in conferenza stampa, si rivolge così al paese:

Bisogna mostrare maggiore democrazia, ma non abbassare la guardia; si deve stare sempre allerta contro il terrorismo!

Purtroppo, però, il mito di sicurezza della nazione si è ormai sgretolato. Si polemizza sulle frontiere poco presidiate. Nelle ultime ore si è fatta pericolosamente strada l’ipotesi del terrorismo interno, dopo, appunto, l’arresto dell’uomo, responsabile della sparatoria di Utoya, con occhi azzurri, carnagione bianca e capelli biondi e non tratti islamici e pelle scura! Chi c’è dunque dietro gli attacchi di Oslo?
I testimoni riferiscono di schegge di vetro che colpivano i passanti. Altri hanno ritenuto il fatto raccapricciante e si sono detti sconvolti che episodi del genere siano accaduti proprio ad Oslo.
Solidarietà unanime, ovviamente, da parte dei Presidenti dei principali paesi. Barack Obama invoca il principio di solidarietà nella lotta al terrorismo. Sarkozy si è detto, invece, profondamente emozionato per gli accadimenti e anche dal Premier Berlusconi giungono parole di cordoglio al Premier norvegese.
Forse la minaccia non è poi così lontana e non ha il sapore di terre sconosciute. Forse il male covava all’interno dello stato. In fondo, il Paese non sembrava sorpreso che gli attacchi l’avessero colpito. Un tentativo di scuotere il partito laburista da parte dei fanatici dell’estrema destra? Ma se i jihadisti hanno rivendicato il gesto e affermato un laconico: E’ solo l’inizio, quale pista porterà all’individuazione dei reali responsabili?