Articolo 8 Manovra: cosa c’è da sapere sulla norma-polemica



Malgrado le continue notizie passate su stampa, web e telegiornali, malgrado lo sciopero nazionale di ieri 7 settembre indetto dalla Cgil e malgrado l’approvazione al Senato di ieri sera, sul famigerato articolo 8 proposto dalla Manovra Finaziaria 2011 continua ad esserci una gran confusione, soprattutto riguardo a come cambieranno effettivamente i diritti dei lavoratori italiani. Cerchiamo dunque di fare un po’ di ordine e spiegare in parole più semplici questa norma che ha generato e continua a generare numerose e legittime polemiche.
Se fino ad oggi a salvaguardare la tutela dei dipendenti delle aziende c’era l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, secondo cui il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo, con l’articolo 8 della Manovra Finanziaria 2011 tali requisiti vengono a mancare ed il licenziamento sarà attuabile senza una necessaria motivazione e tramite un accordo tra il datore di lavoro e un rappresentante sindacale.
Secondo quanto affermato dall’articolo 18, invece, al licenziamento ingiustificato dovrebbe conseguire il reintegro del lavoratore o una giusta indennità.
A spiegare debitamente l’intervento sull’articolo dello Statuto dei Lavoratori è un estratto dal numero del 6 settembre de Il Corriere Della Sera, in cui viene analizzata la questione del diritto al licenziamento.
I contratti di prossimità potranno disciplinare ‘la trasformazione e conversione dei contratti di lavoro’ e ‘le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro’. Dunque quello che cambia non sono le regole del recesso: per licenziare in un azienda con più di 15 dipendenti servirà sempre la giusta causa o il giustificato motivo di licenziamento.
Ma il contratto di prossimità potrebbe stabilire che il lavoratore che è stato licenziato ingiustamente anziché ottenere il reintegro, come è previsto ora, ottenga solo un risarcimento.
Gli ultimi emendamenti alla manovra hanno precisato l’impossibilità di derogare alle norme sul licenziamento discriminatorio e a quelle sui congedi matrimoniali e di maternità.
Ma l’interrogativo di fondo resta: la contrattazione aziendale può derogare ai contratti nazionali, ma può derogare anche alla legge, a partire dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Sul punto è attesa la giurisprudenza.”