Anna Maria Franzoni, no alla libertà



Proprio in questi giorni, si torna a parlare di un caso di cronaca che tanto ha scosso l’opinione pubblica italiana. Stiamo parlando del caso di Cogne (Aosta)… Per il misterioso omicidio del piccolo Samuele, è stata condannata sua madre, Anna Maria Franzoni. Sedici anni di reclusione, per quel terribile omicidio commesso quel triste 30 gennaio 2002. Il caso, fin dalle sue prime battute, è stato oggetto di interesse mediatico, uno di quei fatti di cronaca che, per i termini con i quali è stato commesso, le modalità, il legame familiare tra vittima ed assassino, ha suscitato una forte ondata di emotività in tutto il paese. L’Italia si è divisa tra colpevolisti ed innocentisti, tra coloro che cercavano risposte ad un delitto così efferato ed ingiusto, ed altri che invece non potevano ammettere, accettare che a compiere un gesto così sanguinoso potesse essere stata una mamma… Tant’è che la sentenza dei giudici, dopo un lungo processo, ha messo di fatto un punto alla vicenda di Cogne: Anna Maria Franzoni è l’unica colpevole per l’omicidio del suo figlioletto Samuele. Ora, arriva un altro piccolo colpo d scena, che giustifica ulteriormente quella sentenza. Infatti, la Franzoni non potrà chiedere permessi premio per uscire di prigione. La motivazione è il fatto che, secondo la sentenza 31059 della Cassazione, depositata proprio nei giorni scorsi, non è possibile per la donna chiedere tali tipi di permesso, a causa proprio delle decisioni prese durante l’ultima udienza che si è svolta all’inizio del mese di luglio, il 4 per l’esattezza. In definitiva, ad Anna Maria Franzoni è stato riconosciuto il fatto di aver commesso un reato ‘troppo grave’, affinchè le si possa concedere di uscire dal carcere…