Amanda Knox, assolta dall’accusa di omicidio, ritorna finalmente a casa, a Seattle, sorridente e felice. Piange di gioia, abbraccia parenti e famigliari e chiede grazie a tutti quelli che hanno supportato la sua causa prestando soldi ai suoi genitori per sostenere le spese legali e tutti quelli che hanno sempre pregato per lei e per la sua liberazione. Amanda si prepara ad un avvenire mediatico, anche se per ora dice di volersi dedicare alla famiglia portando nel cuore l’Italia e gli italiani che l’hanno aiutata. «Ringrazio tutti quelli che hanno creduto in me e mi hanno difeso»: sono queste le parole di un’Amanda Knox raggiante, appena atterrata all’aeroporto della sua città, Seattle.
Per i numerosi giornalisti in attesa dell’arrivo di Amanda viene organizzata una breve conferenza stampa. Inizia a parlare uno dei legali della famiglia, l’avvocato Theodore Simon, per affermare che «il caso non stava in piedi», per esprime apprezzamento per «il coraggio» dei giudici che hanno esaminato di nuovo tutto il caso in appello, e anche per ricordare che «Amanda e Meredith erano amiche».
Il padre di Amanda, Curt Knox, ringrazia la città di Seattle, chiunque abbia creduto in Amanda ed il team di avvocati italiani che hanno fatto «un lavoro magnifico».
Alla fine, Amanda esordisce con una battuta visibilmente commossa: «Mi devo ricordare di parlare in inglese», La ragazza ha proseguito parlando e gesticolando nervosamente, in preda alla commozione: «La mia famiglia è la cosa più importante e ora voglio solo stare con loro». Poi ammette: «Guardando la mia città dall’aereo… non mi sembrava vero». Forse per lei ora ci sarà un po’ di pace.








































