Un legge federale, già in vigore in sei dei 50 stati della federazione Usa, imporrebbe alle donne, in procinto di abortire, di assistere ad un’ecografia nella quale il medico mostrerà loro l’immagine del bambino al quale stanno rinunciando e farà ascoltare alle madri il battito del cuoricino che mai più batterà. Molti, a cominciare dal giudice distrettuale Sam Sparks, hanno ritenuto la legge uno stratagemma per portare avanti una politica di lotta all’aborto, scoraggiando le madri a prendere la difficilissima decisione.

La controversia sta nel fatto che, sebbene in alcuni stati, la legge permetta alle madri di rifiutare l’esame, in Texas, Oklahoma e Nord Carolina, le madri sono costrette ad ascoltare l’esame agli ultrasuoni.
E’ davvero una maniera per confondere ancor di più madri che hanno preso già con estrema difficoltà la decisione di porre fine ad una vita? A cosa serve mostrare loro l’immagine del feto, se esse non possono provvedere al piccolo? Significa lasciare loro un ricordo o rendere questa ferita ancor più profonda e dolorosa? La scelta dovrebbe, in ogni caso, essere facoltativa. Si può imporre ad una madre di affrontare i propri fantasmi così prepotentemente?

Una vita che cresce dentro una donna è un’emozione così grande che non può lasciare indifferenti. Nessuna donna decide di metter fine ad una vita con facilità e senza rimpianti. Il solo pensarlo e forgiare una legge che vada a scavare nei sentimenti più profondi di una donna è pura superficialità.
L’aborto è un tema complesso e delicato ed ogni singolo caso va studiato ed analizzato nei minimi dettagli, poiché nessuna situazione è uguale. Ma chiedetevi questo: se si è coscienti che un bambino vivrà nell’indigenza, è giusto metterlo al mondo?








































